Shoah a Bergamo #2: fughe e deportazioni

La follia dell’uomo è pari solamente alla sua fantasia”

La Seconda Guerra Mondiale si è fatta sentire. Dove più, dove meno, anche la nostra città, ma soprattutto i suoi abitanti, quelli di razza ebraica, sono stati costretti a subirne gli effetti devastanti. Come in molti paesi europei, anche in Italia era attiva una rete di salvataggio e gli ebrei in alcuni casi sono riusciti a salvarsi dal riconoscimento, dalla cattura e dalla deportazione in Germania, oppure dalla morte voluta dal regime nazifascista. Questo è stato possibile grazie alle reazioni con le quali i cittadini, essendo consapevoli della gravità della situazione socio-politica che si stava creando, hanno deciso di cambiare metodo di interazione con la realtà circostante e con le persone a loro vicine. Molti hanno deciso di abbandonare la propria abitazione e la propria identità per trasferirsi in luoghi vicini o lontani, quali ospedali o stalle protette, al fine di salvare la propria incolumità (la Svizzera è stata una delle mete principali). Giuridicamente parlando, si potrebbe affermare che erano diventati dei fuorilegge (dato che era stata emanata una legge anti-semita), ma per salvarsi da un pericolo ciascun essere umano farebbe il possibile.

Parlando in particolare di Bergamo, in quasi tutta la provincia si stavano organizzando gruppi per la fuga verso la Svizzera grazie all’azione dei partigiani, oppure molte persone trovavano rifugio sicuro all’interno di comunità religiose o ospedaliere, relativamente protette dal male nazifascista.

Sono molte però le storie di personaggi di origine ebraica rimaste nei ricordi della città e finite nel peggiore dei modi:

● quella di Ilda Sonnino, per esempio, nata a Genova nel 1907

5fa1679d-aa0c-42dd-a697-200892710fa2Ilda, seconda di due figli, è nata dal secondo matrimonio del padre Amleto con Marianna B. Ortona. Il fratello di Ilda, anche primogenito di Amleto, è Pilade, avente sette anni in più della sorella. Entrambi gli uomini della famiglia sono commercianti. La famiglia di Pilade si trasferì nella bargamasca all’inizio degli anni Venti. Tutta la famiglia era contraria al regime fascista, nonostante Ilda lavorasse presso la Gioventù Italiana del Littorio, oggi edificio occupato dal Liceo Scientifico Lussana, immersa nella cultura fascista dell’epoca. Quando i tedeschi occuparono Bergamo, iniziò la ricerca dei “nemici”: tutti gli ebrei venivano ricercati nei registri, catturati e deportati verso la fine in territorio tedesco. La famiglia di Ilda inizialmente non si preoccupò più di tanto nè tantomeno cercò di nascondersi, ma furono catturati, a parte il padre, che morirà a Bergamo nel 1947, e portati tutti quanti ad Auschwitz. Di tutta la famiglia, solo la madre Marianna morì nelle camere a gas; fortunatamente, Ilda e Pilade si salveranno grazie all’evacuazione del campo, nonostante la morte apparentemente prematura di entrambi nel 1945.

● la famiglia Nacamulli, ebrei di origine greca

8d164285-b924-40fe-9626-0fa35d213f61Davide, con la moglie Margherita Rafael, è stato genitore di sei figli: Guido, Mario, Vittorio, Edith, Jolanda e Lilly. All’inizio del 1920 si trasferirono a Milano. Per sfuggire alla cattura, i fratelli, dopo essersi procurati dei documenti falsi sono stati fatti accogliere, in qualità di bisognosi, nella clinica di Don Luigi Palazzolo di Torre Boldone, gestito dalle suore del posto. La delazione (denuncia anonima) nei confronti di un ricoverato nella suddetta clinica fece scattare la perquisizione del luogo da parte della GNR fascista (Guarda Nazionale Repubblicana), facendo trovare i fratelli. Furono deportati ad Auschwitz il 24 ottobre 1944 dove hanno conosciuto Eugenio Ravenna, il compagno di infermeria di Vittorio. Con il passare del tempo, a causa delle condizioni fisiche estreme, tutti e tre i fratelli moriranno, Vittorio a causa della fame e del freddo, Guido per debolezza cardiaca e pleurite essudativa mentre Mario per polmonite destra, mentre le restanti componenti della famiglia avranno un seguito sconosciuto. Tutto questo è accaduto prossimamente all’evacuazione del campo dove erano presenti.

La Giornata della Memoria è stata istituita per ricordare queste storie – le vite di gente che è stata maltrattata e uccisa da un regime oscuro – con lo scopo di educare le generazioni e di evitare che nel futuro, prossimo o remoto, si ripetano tali errori.

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