L’arte di essere fragili.

“A tutti i ragazzi e a tutte le ragazze ai quali sono state spezzate le ali ,
prima di spiccare il volo;

a tutti gli uomini e le donne che difendono le cose fragili, perché sanno che sono le più preziose “


Alessandro D’avenia, noto professore di lettere e scrittore, nato il 2 Maggio 1977 a Palermo,  con la sua arte di essere immensamente sincero e comprensivo è riuscito a fondere i Problemi adolescenziali di ora con i problemi di crescita dei tempi di Leopardi.
Ciò che state per leggere non vuole essere una vera e propria recensione del libro ” l’arte di essere fragili; come Leopardi può salvarti la vita ” , ma vuole essere una guida alla lettura.  Perché proprio una guida alla lettura?
Per rispondere a questa domanda bisogna partire dalla fine: questo libro più che un romanzo è una risposta, un aiuto.
“Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?”
Sono quesiti comuni, ognuno si sarà posto queste domande decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può arrivare, improvvisa, grazie a qualcosa, grazie a qualcuno. In questo libro D’Avenia racconta il suo modo di raggiungere la felicità e il “carpe diem” decisivo che glielo ha rivelato: l’incontro letterale con Giacomo Leopardi.
Leopardi è spesso frettolosamente sminuito come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo volenteroso di conoscere, di vita, d’infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per lasciare un segno, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei suoi colleghi contemporanei.
Nella vita di Leopardi e nei suoi versi scritti nello Zibaldone soprattutto, D’Avenia trova illuminazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. È da ciò che trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia durante le sue lezioni e i suoi comizi, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi dei tempi di Leopardi, domande che inseguono o che hanno inseguito ogni persona in questo periodo cruciale della nostra vita definito “adolescenza”.
Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come il destino, se non diamo pace a queste domande, se non diamo una risposta a ciò che ci rende perplessi, possono orientare la nostra esistenza verso l’infinito o verso la più totale tristezza.
Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?
All’inizio; leggerlo sarà parecchio difficile perché ci sono molti punti  e aspetti sui quali bisogna soffermarsi di più a causa del loro aspetto complesso dato dalla complessità dello stesso Leopardi, ma nel momento in cui si trova l’ispirazione, diventerà così intenso e espressivo leggere le parole, i pensieri racchiusi tra quelle pagine che non si riuscirà più a staccare gli occhi da esso.
                       
                                Gaia Perico.


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