Il divario retributivo di genere: a che punto siamo?

Secondo i dati rilevati nel 2018 la differenza di stipendio fra maschi e femmine (il c.d. gender pay gap) equivale a più di 2.700 euro lordi annui.
La buona notizia però è che il gender pay gap nell’ultimo triennio ha avuto una diminuzione non trascurabile, se si pensa che oggi la differenza è pari al 10,0% a favore degli uomini, ma era il 10,4% nel 2017 ed il 12,7% nel 2016.
Questo trend, potrebbe spiegarsi come effetto del progressivo cambiamento della struttura lavorativa, oltre che un miglioramento relativo agli stipendi delle donne rispetto a quello dei colleghi uomini.
Per quanto riguarda il confronto con altri Paesi europei, EUROSTAT ci posiziona al 17° posto per differenze retributive uomo-donna nel settore privato, mentre nel settore pubblico il gap è pari al 4,1%, uno dei più bassi d’Europa.

GENDER PAY GAP OCCUPAZIONE E CARRIERA
Le differenze retributive fra uomini e donne e più in generale le differenti possibilità di guadagno sul posto di lavoro si determinano sulla base di tre fattori fondamentali:

  1. le donne lavorano mediamente meno degli uomini;
  2. le donne che lavorano hanno minori prospettive di carriera degli uomini;
  3. le donne a parità di lavoro sono comunque, in media, meno retribuite dei colleghi uomini.

Stando a quanto ci dice l’Istituto di statistica nazionale, sono donne il 32% dei Dirigenti, il 57% degli impiegati e il 35% degli Operai. Si tratta di una struttura lavorativa che a tutt’oggi privilegia gli uomini.
Negli ultimi 10 anni, tuttavia, si sono manifestati segnali di evoluzione, a vantaggio delle donne: la presenza femminile ai vertici delle imprese è stata in crescita lieve, ma costante, e dal 2008 al 2018 le donne sono passate dal 27% al 32% fra i dirigenti.

GENDER PAY GAP ED INDUSTRY DI MERCATO
Se si confrontano i dati relativi alle retribuzioni per settore e genere si può facilmente notare come le differenze salariali varino in modo significativo in base al settore di occupazione.
Ma il dato senz’altro più significativo è che il gap retributivo maggiore a favore dei maschi sia proprio in quei comparti dove le lavoratrici sono in maggioranza in termini di occupazione.  Ciò porta a confermare che esista una discriminazione salariale tout-court: una donna guadagna meno di un collega maschio sia a parità di ruolo professionale, che a parità di settore d’impiego.

GENDER PAY GAP ED ISTRUZIONE
Stando ai già citati dati del Global Gender Gap Report 2018 WEF in Italia non esiste un problema di accesso all’istruzione da parte delle donne. L’indice “Educational Attainment” è prossimo al 100%, se si tratta di educazione primaria e secondaria, e 100% se si parla di educazione terziaria. Del resto, nel nostro Paese il numero di donne laureate è superiore a quello degli uomini (54% vs. 46%).
È interessante ed importante sottolineare come questi risultati siano frutto di una crescita esponenziale: solo 10 anni fa i laureati di sesso maschile e femminile erano sostanzialmente lo stesso numero; ma nel 2018 le donne laureate erano quasi 500.000 più degli uomini. Studiare di più a quanto sembra non basta, però, alle donne per pareggiare né i livelli occupazionali, né gli stipendi degli uomini.
Quando si parla di prospettive professionali e stipendi, infatti, che cosa si studia è più importante di quanto si studia ed il mercato del lavoro privilegia specifiche competenze acquisite a scuola e all’università. È opportuno interrogarsi allora su che cosa studiano i maschi e le femmine nel nostro Paese. Uno spaccato in tal senso lo fornisce la consueta indagine annuale di Alma Laurea: gli uomini risultano più attivi nelle materie  “STEM” (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Le donne sono invece prevalenti nello studio delle materie umanistiche, e in particolare negli ambiti psicologico, linguistico e formativo.
Analizzando le retribuzioni si evidenzia come la differenza retributiva tra uomini e donne sia contenuta tra gli occupati che non hanno condotto o portato a termine un percorso di studi universitario. Al contrario, il gender pay gap tra i laureati risulta addirittura superiore al 30%.
Il motivo è probabilmente duplice. Da un lato, come si è già detto, molte donne studiano di più, ma studiano in ambiti che dal punto di vista della remunerazione futura non sono così redditizi.

Il problema della differenza retributiva, non è però solo italiano, ma anche europeo, tant’è che la Commissione Europea, per contrastare questo fenomeno, ha individuato il Piano d’Azione 2017/2019  che prevede 8 assi di azione:

  1. migliorare l’applicazione del principio di parità retributiva;
  2. lottare contro la segregazione occupazionale e settoriale;
  3. “Rompere il soffitto di cristallo”: iniziative per combattere la segregazione verticale;
  4. ridurre l’effetto penalizzante delle cure familiari;
  5. valorizzare maggiormente le capacità, gli sforzi e le responsabilità delle donne;
  6. dissolvere la nebbia: svelare disuguaglianze e stereotipi;
  7. informare sul divario retributivo di genere;
  8. rafforzare i partenariati per lottare contro il divario retributivo di genere.

In conclusione, la parità di genere è un valore universale e un obiettivo a cui tendere, tutti e tutte devono fare la propria parte, a partire dalle Istituzioni.

(Fonte: http://www.jobpricing.it)

Marina, Marta e Nadia di 5AP

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