Covid-19. Una riflessione su questi giorni.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni di un nostro compagno, precisando che sono precedenti all’ultimo decreto dell’11 marzo 2020.

In queste ultime due settimane la situazione d’emergenza sanitaria nel nostro Paese e in molti Stati del mondo, ha necessariamente cambiato le nostre abitudini e il nostro stile di vita e, giorno dopo giorno, peggiorando la situazione, ha influenzato il nostro modo di pensare e d’agire. La mia routine si è svolta principalmente in casa e solo eccezionalmente sono uscito per visite, per svolgere attività sportive all’aperto o per incontrare amici. Ci è stato richiesto di limitare i momenti di incontro in compagnia e, io e i miei amici, abbiamo ridotto le uscite e ci siamo incontrati all’aperto e in gruppi molto ristretti. Ma tutto ciò è avvenuto i primi giorni, quando i casi di contagio erano ancora un numero limitato e quando sembrava che il corona virus fosse come un’influenza maggiormente aggressiva e contagiosa delle altre. Col passare dei giorni la situazione si è aggravata e i nostri genitori hanno cominciato a impedirci di vedere gli amici, malgrado io e tanti miei coetanei fossimo ancora convinti che il rischio di contagio fosse basso e improbabile, soprattutto nel caso in cui avessimo programmato un giro in bici che non avrebbe comportato un contatto ravvicinato. C’era in tutti la convinzione generale che nessuno di noi e dei nostri amici o familiari potesse essere stato contagiato e, finché non è capitato di sapere di persone a noi vicine o conosciute che avevano contratto il Covid-19, l’abbiamo vista come una realtà distante che non sarebbe stata un nostro problema.

Adesso sono consapevole che sia inevitabile, vista l’attuale situazione (l’Italia è il secondo Stato al mondo per numero di contagi), cambiare il nostro stile di vita, cercando di mantenere il più possibile i contatti con gli altri grazie alla tecnologia ed evitare le abitudini che potrebbero nuocere alla nostra salute. Per me è un problema non poter uscire: ho la sensazione di essere imprigionato, che ovviamente deriva dallo stare costantemente in casa e dal non poter vedere altre persone, anche quelle a me più care come i miei nonni che, data la loro età, rischiano maggiormente di essere colpiti e di riscontrare conseguenze irreparabili. Questo virus sta stravolgendo i ritmi e la vita di tutti e per gli anziani è ancora più difficile far passare il tempo, non hanno a disposizione i mezzi d’intrattenimento come ad esempio i social networks, la musica e il computer che permettono a noi ragazzi di combattere la noia. Rimanere costretti nel proprio domicilio per non esporsi al contagio non è solo un sacrificio dal punto di vista fisico ma anche psicologico: mi mancano gli amici e le relazioni e questo vale per tutti. È forse per questo che spesso le persone, da quanto mi hanno raccontato familiari e conoscenti, si mettono in pericolo uscendo di casa anche per le cose più inutili, compromettendo la propria salute e quella di chi gli sta attorno. C’è chi non percepisce minimamente la gravità della situazione, come chi si ritrova tranquillamente il sabato sera nei bar in grandi gruppi non mettendo in atto i suggerimenti dettati dalle Autorità e chi invece estremizza facendosi prendere dalla psicosi data dal Covid-19, prendendo d’assalto i supermercati, facendo scorte eccessive o chi, annebbiato dell’irrazionalità, compie atti razzisti nei confronti di persone di nazionalità cinese.

In queste ultime settimane ci sono stati parecchi eventi che mi hanno colpito e mi hanno dato modo di riflettere sul tema, alcuni molto negativi altri, diversamente, positivi.

Il primo evento che ha caratterizzato l’inizio dei fenomeni di psicosi è stato l’assalto ai supermercati da parte dei cittadini delle zone più colpite che, a mio parere, risulta essere un eccesso dovuto alla paura. Questo episodio dal mio punto di vista ha aumentato in tutti la sensazione di ansia e di insicurezza e la paura ha scatenato altri eventi estremi e gravi come quello avvenuto a Torino, dove due italiani hanno insultato e aggredito ingiustificatamente una cittadina cinese, che viveva in Italia dal 1997. Un altro caso simile che mi ha colpito molto è avvenuto a Vicenza dove un ragazzo cinese è stato fermato da un ragazzo italiano prima di entrare in un bar perché accusato, senza giustificato motivo, di essere affetto da Covid-19 e in seguito aggredito con una bottiglia di vetro in testa. Ovviamente considero questi atti razzisti, ignobili e vergognosi perché sono atti di violenza dettati dal risentimento, dall’ignoranza e dalla disinformazione. Mi rattrista osservare come i negozi di cinesi abbiano chiuso, forse per tutelare gli altri e se stessi, e come si tenda a vedere in ogni cinese il responsabile di questa epidemia. Sono rimasto piacevolmente colpito dal fatto che, nonostante il modo in cui questa minoranza sia stata trattata in alcune zone d’Italia, abbia compiuto, a Palermo, un atto di solidarietà che consiste nella distribuzione, a loro spese, di mascherine monouso per limitare la diffusione del virus. Ma quest’ultimo atto di sostegno reciproco non è l’unico che mi ha impressionato, infatti mi ha piacevolmente colpito lo striscione esposto allo stadio del Napoli durante la partita contro il Torino che riportava la scritta:” Nelle tragedie non c’è rivalità, uniti contro il Covid-19”. Questo gesto, secondo me, ha un’importanza rilevante poiché, nei giorni precedenti a questa partita, trapelavano messaggi e video virali in cui il nord e il sud d’Italia si stavano lentamente dividendo, come se ognuno dovesse affrontare questa problematica autonomamente. Per affrontare qualsiasi emergenza la prima cosa da fare è abbattere le barriere sociali, le diversità e responsabilizzarsi per combattere insieme il diffondersi del contagio. Io ritengo che questo virus sia, oltre che un’emergenza sanitaria, una vera e propria piaga sociale, poiché influenza il nostro modo di pensare e annebbia la nostra razionalità, talvolta portando le persone ad agire in modo impulsivo.

A mio avviso il miglior modo per affrontare il coronavirus, anche dal punto di vista psicologico, è quello di divulgare correttamente le informazioni indirizzate al cittadino e mi sembra che le Istituzioni si siano attivate e si stiano sforzando di far nascere in ognuno il senso civico indispensabile. Dal punto di vista sanitario il problema è davvero grave pertanto dobbiamo lasciare da parte il disagio del nostro isolamento e aspettare che il tempo e il rispetto delle regole ci aiutino a combattere questa complessa malattia.

Matteo Sala 4^B

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