UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE SUI TEMI DELL’ETICA DELLA SCIENZA

Il 4 febbraio 2020 la nostra classe 4E ha partecipato ad un incontro di riflessione sul tema della sperimentazione animale, considerata dal punto di vista etico. Questo evento è stato tenuto dalla prof.ssa Isabella D’Isola, che per molti anni ha collaborato come ricercatrice con la facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione dell’Università Bicocca di Milano ed ha insegnato storia e filosofia in alcuni licei milanesi.

Nell’incontro, la professoressa è stata affiancata da due esperte di ingegneria genetica e biologia, volontarie della LAV.

L’evento, della durata di due ore, ci ha permesso, attraverso una breve presentazione dei temi di cui l’associazione si occupa e degli obiettivi che essa si pone per la salvaguardia dell’ambiente e per la tutela degli interessi lesi da reati contro gli animali, di comprendere l’importanza dell’organizzazione per quanto riguarda la tutela dei diritti degli animali.

Ci ha, inoltre, offerto un’occasione per riflettere sull’etica della sperimentazione scientifica.

Prima di esporre nel dettaglio i temi trattati, riteniamo utile spiegare cos’è e di cosa si occupa LAV.

Cos’è la LAV?

La LAV, acronimo di Lega Anti Vivisezione, è un’associazione animalista italiana fondata nel 1977. È riconosciuta dallo Stato Italiano come associazione di protezione ambientale ed organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS).

Da prima del 2004, la LAV coordina un intergruppo parlamentare, composto da deputati e senatori appartenenti a schieramenti differenti, in grado di presentare leggi, emendamenti, interrogazioni, risoluzioni e protocolli.

LAV è poi riconosciuta, dal Ministero della salute, come associazione che persegue finalità di tutela degli interessi lesi da reati contro gli animali.

La lega conduce campagne di sensibilizzazione sui temi dell’animalismo e dei diritti animali, intervenendo direttamente per la loro salvaguardia, promuovendo azioni legali nei casi di maltrattamento.

Lo statuto dell’organizzazione si ispira al rispetto della vita, della dignità e della libertà di tutti gli animali, siano essi appartenenti alla specie umana oppure no. Essa, infatti, combatte lo specismo, lottando contro ogni forma di violenza, prevaricazione e sfruttamento e per la difesa della Terra e dei suoi ecosistemi.

Di seguito sono elencati gli obiettivi principali che la LAV persegue:

  • abolire le sperimentazioni sugli animali;
  • eliminare l’utilizzo di animali per la produzione alimentare;
  • abolire la caccia e tutti i metodi cruenti ad oggi in uso per la “gestione” della fauna locale e alloctona;
  • contrastare l’utilizzo di prodotti di origine animale nel settore dell’abbigliamento;
  • promuovere la diffusione sempre più capillare dello stile alimentare vegano;
  • creare una società in cui gli animali che vivono all’interno di famiglie siano protetti da ogni pericolo, affermando una cultura della convivenza responsabile;
  • promuovere un cambiamento sostanziale per la vita di tutti gli animali esotici;
  • offrire una seconda vita ad ogni animale tratto in salvo, nel rispetto delle sue specifiche caratteristiche;
  • liberare i cavalli e gli altri equidi dallo sfruttamento ippico e sportivo;
  • denunciare e far conoscere i crimini a danno degli animali perpetrati dalla criminalità organizzata a scopo di lucro.

Il tema in questione: si può fare ricerca senza animali?

Uno dei principali fini della LAV, affrontato durante l’incontro, è la sperimentazione scientifica sugli animali, analizzata da un punto di vista etico.

La lega opera con l’obiettivo di rendere consapevoli i cittadini dell’esistenza di una ricerca scientifica etica, che non prevede l’utilizzo di esseri viventi, che LAV promuove e sostiene attivamente perché possa affermarsi, nel tempo, come unico modello utile.

In questo ambito, nel 2016, LAV ha raggiunto quelli che ritiene essere due importanti risultati: la condanna in appello dei vertici di Green Hill (allevamento di cani beagle destinati alla vivisezione) e la liberazione dei 16 macachi rinchiusi nei laboratori dell’Università di Modena.

Durante l’incontro, è stato evidenziato come sia ormai un dato di fatto che il 95% dei test su animali non superi le prove cliniche per gli esseri umani, come è stato evidenziato anche dalla FDA (Food and Drugs Administration) nel report “CHALLENGE AND OPPORTUNITY ON THE CRITICAL PATH TO NEW MEDICAL PRODUCTS”.

È quindi nell’interesse della scienza, e quindi nel nostro stesso interesse, sviluppare metodi più attendibili.

Molti sono già stati individuati: le ricerche che non prevedono l’uso di animali sono infatti sempre più numerose. Così, grazie a modelli matematici, studi clinici e test su cellule e tessuti coltivati in vitro, si sono compiuti numerosi ed importanti passi avanti nello studio e nella cura delle malattie, a cui anche LAV contribuisce attivamente.

I metodi sostitutivi alla vivisezione, seppur non sempre sostenuti dallo Stato, esistono: lo dimostrano le ricerche finanziate dall’associazione stessa nel 2016.

Il Governo Italiano ha stanziato alcuni fondi per la ricerca in questo senso e, secondo il Rapporto Italia Eurispes 2016, l’84% degli italiani è contrario alla sperimentazione animale.

Numerosi test che prima prevedevano l’uso di animali, oggi sono svolti in vitro, come quelli per la cosmesi. Per essere impiegati come metodi ufficiali, i nuovi test devono, tuttavia, superare un iter di validazione che può durare anche fino a 10 anni e prevede la verifica dell’efficacia del test in diversi laboratori in modo da assicurarne l’attendibilità scientifica.

Esistono, ad oggi, centinaia di metodi alternativi alla sperimentazione animale tra cui:

  • modelli informatici;
  • analisi chimiche;
  • indagini statistiche (come l’epidemiologia e la metanalisi);
  • organi bioartificiali: dal fegato, ai denti, alle ossa, ai microfluidi;
  • microchip al DNA;
  • microcircuiti con cellule umane.

In Italia, ad occuparsi della valutazione e dell’eventuale successiva validazione dei metodi alternativi è ECVAM, European Centre for the Validation of Alternative Methods (Ispra, Varese).

Il 29 marzo 2014 è entrato in vigore il nuovo Decreto Legislativo n. 26/2014 sulla sperimentazione animale. La legge prevede che solo nel caso in cui non si trovino metodi alternativi si debba ricorrere a questo tipo di sperimentazione.

Anche se non ha ancora messo fine a questo tipo di ricerca, la nuova legge è frutto di una lunga battaglia, che ha visto LAV in prima linea per ottenere criteri maggiormente restrittivi rispetto al testo comunitario.

In Italia sono state introdotte numerose restrizioni: non è più possibile, ad esempio, effettuare esperimenti per la produzione ed il controllo di materiale bellico, allevare cani, gatti e primati da laboratorio, e, dal 1° gennaio 2017, effettuare test per droghe, alcool, tabacco e per trapianti di organi animali.

Di seguito, schematizziamo i punti fondamentali affrontati dal Decreto:

  • orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi;
  • vietare l’utilizzo in laboratorio di primati, cani, gatti ed esemplari di specie in via d’estinzione, a meno che non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte;
  • vietare l’utilizzo di animali per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche, ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria e dell’alta formazione di medici e veterinari;
  • vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione;
  • sviluppare approcci alternativi, idonei a fornire una quantità di informazioni pari o superiore rispetto a quella ottenuta attraverso l’utilizzo di procedure tradizionali, basate cioè sull’impiego di animali;
  • destinare annualmente una quota di fondi nazionali ed europei, finalizzati alla ricerca per lo sviluppo e la convalida di metodi sostitutivi, (…) a corsi periodici di formazione ed aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati;
  • adottare tutte le misure ritenute opportune al fine di incoraggiare la ricerca in questo settore, con l’obbligo per l’autorità’ competente di comunicare, tramite la banca dei dati nazionali, il recepimento dei metodi alternativi e sostitutivi.

I fondi stanziati dall’Unione Europea per lo sviluppo di metodi sostitutivi ammontano a 70 miliardi di euro, di cui 50 miliardi provenienti dalla Germania e solo 500 mila dal governo italiano.

LAV E MIUR

Dal 1999 la LAV ha attivato un rapporto di collaborazione con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), dal quale ha avuto origine il Protocollo di Intesa intitolato: “Valorizzare l’educazione alla convivenza civile e al rispetto degli esseri viventi, al di là della specie alla quale appartengono”.

L’articolo 1 del protocollo dichiara:

LAV e MIUR, nel quadro delle rispettive competenze e nel rispetto dei principi e delle scelte derivanti dall’autonomia scolastica, concordano di operare per avviare un rapporto di cooperazione finalizzato ad incrementare la sensibilizzazione delle insegnanti e degli insegnanti e delle alunne e degli alunni delle scuole dell’obbligo, anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie, nei confronti delle tematiche legate al rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi.

Il rinnovo della collaborazione con il MIUR – ha commentato il Presidente LAV, Gianluca Felicetti, all’atto della firma – è un momento che, oltre a testimoniare l’importanza concreta di un reciproco sostegno tra istituzioni ed associazioni, rappresenta la capacità di porre stabilmente l’educazione al rispetto degli animali tra i valori riconosciuti e sostenuti dall’agire politico, un traguardo istituzionale che potrà fare da traino a scelte future orientate in questo senso.”

La firma dell’accordo con il MIUR, ancora una volta, ci apre un importante campo di possibilità e aspettative, rendendoci ancora più determinati a portare i diritti animali nelle classi scolastiche, come facciamo ogni giorno da quasi 25 anni, con circa 500 incontri nelle classi e 9.000 studenti raggiunti ogni anno –ha dichiaratoIlaria Marucelli, responsabile area A Scuola con LAV, aggiungendo – Auspichiamo che gli insegnanti che già collaborano con noi a centinaia siano adesso ulteriormente spronati a proporre le nostre tematiche ai loro alunni”.

Il protocollo conferma la volontà di LAV di costruire proposte educative di riflessione efficaci, in collaborazione con le scuole e gli insegnanti disponibili, al fine di promuovere l’educazione al rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi attraverso una didattica anche basata sulla creazione di situazioni ludiche che permettano ai ragazzi di riflettere sul loro rapporto con gli animali.

È proprio grazie a questa intesa e sulla base di questo Protocollo Ministeriale che si è svolto l’incontro al quale la nostra classe ha partecipato.

L’incontro

L’incontro al quale la nostra classe ha partecipato è iniziato con la definizione del concetto di etica, alla quale siamo stati guidati dalla prof.ssa Isabella D’Isola: l’etica è la motivazione umana che induce ad agire in un modo piuttosto che in un altro, in funzione del proprio senso del bene e del male. Applicando questa particolare filosofia nei confronti del mondo animale, con la consapevolezza che ogni individuo possiede un senso dell’etica differente, ci si può rispecchiare in una delle seguenti posizioni: antropocentrica, che pone, cioè, l’essere umano al di sopra di qualsiasi altro essere vivente; biocentrica, che conferisce a qualunque essere vivente, umano e non, posizione centrale, ed, infine, ecocentrica, che attribuisce la centralità ad ogni forma di vita ed all’ambiente naturale.

In particolare, la posizione antropocentrica è fondata su un altro importante concetto, lo specismo. Di cosa si tratta?

Il termine indica l’attribuzione di un maggior valore e status morale agli esseri umani rispetto alle altre specie animali.

In direzione opposta allo specismo corre, poi, l’antispecismo, un “movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolato dalla società umana (…), respinge la discriminazione basata sulla specie e sostiene che l’appartenenza alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del corpo di un essere senziente di un’altra specie”. (A. Fragano 2015)

Soffermiamoci un poco sulla posizione dell’antispecismo e sul suo modo di interpretare la realtà, semplicemente per capire meglio questo punto di vista.

Nella gran parte delle società moderne è considerato normale discriminare gli animali. Il modo e l’intensità in cui ciò accade dipendono dalla cultura, dalla religione e dalle tradizioni, che variano da luogo a luogo e da paese a paese. Una caratteristica che, tuttavia, accomuna la stragrande maggioranza della società moderne è che la maggior parte di esse discrimina almeno una specie animale.

La discriminazione specista è così frequente da passare inosservata e, di conseguenza, molti non la mettono nemmeno in discussione, approvando lo sfruttamento degli animali durante tutta la loro vita ed utilizzandoli come risorse.

Questo può avvenire in molti modi: gli animali vengono uccisi per essere usati come cibo, sfruttati per il vestiario, fatti esibire per divertimento, utilizzati per esperimenti scientifici, sfruttati per il lavoro e per poter utilizzare alcune parti del loro corpo come materie prime per i cosmetici ed altri prodotti di consumo. Inoltre, è opinione comune che solo agli esseri umani possa essere attribuita una completa considerazione morale e, di conseguenza, si ritiene accettabile recare danno ad un animale, se ciò produrrà un beneficio per l’uomo.

Sempre secondo l’antispecismo, alcuni animali non subiscono discriminazioni rispetto al genere umano, quanto piuttosto rispetto ad altri animali non umani: per esempio, si ha, spesso, più considerazione per un cane che per un maiale, o per i mammiferi rispetto ad altri animali.

Per esempio, si rifiuta l’uso di cani e gatti per scopi alimentari, ma si accetta il consumo di polli e pesci. Anche questa è una forma di discriminazione specista.

Secondo chi abbraccia la posizione anti specista, negare agli animali il rispetto perché non appartengono alla nostra specie, oppure perché non possiedono un’intelligenza simile alla nostra, è discriminazione.

Per gli anti specisti, in un mondo ideale in cui fossimo realmente imparziali, dovremmo rifiutare qualunque tipo di discriminazione, anche quella di specie.

Perché la stragrande maggioranza delle persone continua, al contrario, ad ignorare o a difendere la discriminazione verso gli animali?

Il motivo, dal punto di vista anti specista, è semplice.

In primo luogo, fin da piccoli, ci viene fatto credere che gli animali appartenenti ad altre specie possano essere considerati inferiori, e, di conseguenza, che non necessitano di particolari considerazioni.

In secondo luogo, i benefici che otteniamo dallo sfruttamento degli animali, in particolare dal consumo delle loro carni e dei liquidi da loro prodotti, vengono considerati validi motivi per non mettere in discussione lo specismo.

È, infatti, più conveniente accettare ciò che da sempre ci viene insegnato piuttosto che impegnarsi nel rispetto per gli altri esseri viventi.

Gli antropocentrici, i sostenitori dello specismo, ritengono che la superiorità dell’uomo a discapito degli animali non umani, sia legittimata dal fatto che esso sia riuscito, nel tempo, ad affermarsi sulle altre specie, autoproclamandosi specie dominante.

Ciò non significa necessariamente praticare violenze sugli animali ma, semplicemente, reputare possibile trarne profitto, basandosi sull’idea che gli animali non possiedano determinate caratteristiche, proprie del genere umano.

Dal punto di vista degli anti specisti, è giusto precisare che gli animali vengono considerati inferiori poiché, nei secoli, sono sempre stati subordinati all’uomo; è quindi un fenomeno culturale ancestrale, difficile da sradicare dalla mentalità umana.

Chi adotta un pensiero anti specista ritiene illecito ogni tipo di sfruttamento verso qualunque altro essere vivente, anche per fini che potrebbero dare una svolta positiva al progresso dell’umanità, come, ad esempio, nel caso della sperimentazione animale.

Bisognerebbe, quindi, secondo tale corrente di pensiero, fare in modo che non solo gli esseri umani abbiano pari diritti, ma che ciò venga esteso anche a tutte le specie animali.

Siamo giunti, dunque, all’interrogativo centrale dell’incontro: è giusto o sbagliato compiere esperimenti sugli animali?

Ognuno è libero, secondo il proprio pensiero e la propria etica, di prendere la posizione che ritiene più corretta.

Tuttavia, prima di esprimersi, è necessario fornire la definizione di tale pratica. Definiamo, innanzitutto, cosa sono le biotecnologie, le scienze nelle quali trova fondamento la sperimentazione animale: la biotecnologia è l’applicazione tecnologica che si serve dei sistemi biologici, degli organismi viventi o di derivati di questi per produrre o modificare prodotti o processi per un fine specifico. Quindi, con il termine sperimentazione animale si indicano tutte le tecniche di ricerca che prevedono l’impiego di animali vivi a scopo scientifico; tale utilizzo può avvenire in ambito farmacologico, fisiologico, fisiopatologico, biomedico e biologico.

La scienza, mediante l’utilizzo delle biotecnologie, ha compiuto numerosi progressi in svariati campi. Ciò, tuttavia, comporta l’utilizzo di migliaia di cavie animali, come topi, ratti o primati.

Tutto ciò, che tecnicamente è possibile, è giusto che venga fatto?

Al fine di fornire una risposta quanto più imparziale possibile a tale quesito, si è fatto ricorso alla bioetica, una branca dell’etica sviluppatasi alla fine degli anni sessanta.

Tale disciplina riflette sull’utilizzo e l’applicazione delle biotecnologie allo scopo di valutare il rispetto di principi etici.

Le tematiche affrontate dalla bioetica non sono legate esclusivamente alla sperimentazione animale, ma riguardano anche altre pratiche ugualmente discusse, come l’aborto, l’eugenetica, la clonazione, l’ingegneria genetica, il trapianto, la tanatologia e l’eutanasia.

Come ogni tecnica scientifica a scopo di ricerca, anche la sperimentazione animale presenta numerosi aspetti negativi.

Quelli esposti di seguito sono stati puntualizzati da Renato Dulbecco, biologo e medico italiano vincitore del premio Nobel per la medicina nel 1975. Innanzitutto, il fatto che molti decenni fa, quando si cominciò ad utilizzare tale pratica, si scelse unidirezionalmente a favore della vivisezione, ha in parte impedito lo svilupparsi di metodologie diverse.

Inoltre, la trasposizione dei dati ottenuti sugli animali all’uomo ha sottovalutato la capacità di autodifesa di quest’ultimo, l’influenza dei fattori ambientali e sociali e le peculiarità genetiche.

Infine, lo stress che si produce negli animali da laboratorio a causa di condizioni di vita innaturali (costrizione nelle gabbie e ritmi di vita impropri), può compromettere l’esito della sperimentazione e aggredire il sistema immunitario, abbassandone le capacità reattive.

I prodotti della sperimentazione possono essere, inoltre, diretta conseguenza di numerose malattie, come quelle iatrogene, determinate, cioè, dall’uso scorretto di uno o più farmaci.

Per quanto riguarda i vaccini, la variabilità delle risposte ai test sui sulfamidici e sugli antibiotici è talmente elevata che sarebbe più opportuno sperimentarli solamente sugli esseri umani. Inoltre, i farmaci preparati in animali vivi, possono essere contaminati da altri virus presenti negli animali stessi; tali virus, innocui nella specie originaria, possono diventare produttori persino di cancro nell’uomo. L’abuso di medicine e la somministrazione massiccia di antibiotici negli animali, hanno poi favorito lo sviluppo di batteri resistenti ai farmaci.

Vi sono inoltre differenze significative fra le varie specie, perciò i dati ottenuti dalla sperimentazione su un’unica specie possono non valere per altre, o per l’uomo. Il procedimento per “analogia”, ovvero il pensiero che ciò che vale per un animale potrebbe analogamente valere per l’uomo, può infatti essere rischioso. Ad esempio, gli studi sul ruolo cancerogeno del fumo o della diossina mostrano che alcuni animali sono indifferenti ad essa, mentre altri ne sono danneggiati fino alla morte.

Nonostante ciò, è innegabile che la sperimentazione animale abbia portato a molte scoperte mediche e scientifiche, ora indispensabili all’umanità.

Già prima del XX secolo, mediante l’utilizzo di questa pratica, si è scoperta la causa della tubercolosi e sviluppato il vaccino contro il vaiolo, la rabbia, la febbre tifoide, il colera e la peste.

Nella prima metà del Novecento, è stata poi trovata la cura per il rachitismo, scoperta la vitamina C ed il fattore Rh e si è iniziato ad utilizzare la penicillina, l’insulina ed i sulfamidici.

Sono stati, inoltre, sviluppati i moderni anestetici.

Si è successivamente assistito allo sviluppo del vaccino antitetanico e antidifterico ed, a seguire, nella seconda metà del XX secolo, di quelli antipolio, antimeningite e per l’epatite B.

Anche la realizzazione di trapianti di cuore e di reni è stata resa possibile tramite esperimenti condotti su animali e, grazie ad essi, è stata progettata la chemioterapia per le leucemie, testato il funzionamento della risonanza magnetica per migliori diagnosi, sono stati costruiti sistemi di supporto vitale per i neonati prematuri e creati farmaci anti-rigetto ed antidepressivi.

Una delle più recenti innovazioni ottenute tramite la sperimentazione animale è la stimolazione cerebrale per il Parkinson.

Ancora oggi gli scienziati lavorano per sviluppare terapie per la distrofia muscolare, la fibrosi cistica e l’anemia falciforme ed è in corso la sperimentazione di un vaccino contro l’Alzheimer. Tutte le fondamentali scoperte sopraccitate sono solo una minima parte di ciò che la scienza medica è stata, e sarà, in grado di fare.

È, comunque, importante sottolineare come l’obiettivo dell’incontro con la prof.ssa Isabella D’Isola non sia stato quello di persuadere i partecipanti ad accettare o a rifiutare l’utilizzo delle biotecnologie, bensì quello di arricchire le informazioni di ognuno, al fine di creare i presupposti necessari a costruire la propria opinione.

Tuttavia, per quanto riguarda la sperimentazione animale, è possibile giungere a dei compromessi, indipendentemente dal proprio pensiero: è necessario ricorrere all’utilizzo, ove possibile, di metodiche alternative, volte a ridurre o ad eliminare l’utilizzo di animali per tali pratiche.

Ciascuno di noi, nella propria quotidianità, potrebbe poi, per certi aspetti, compiere scelte alternative: per esempio seguire una dieta in cui il consumo di carne venga ridotto all’indispensabile o acquistare capi di abbigliamento cruelty-free, naturali e prodotti senza l’impiego di animali.

Il nostro GRAZIE più sentito alla prof.ssa Isabella D’Isola che, con pazienza, si è messa in relazione con noi, per discutere questo argomento scottante e delicato.

Sara Bonetti, Elisa Bosio, Andrea Brevi, Ilaria Nembrini (IV E)

2 risposte a "UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE SUI TEMI DELL’ETICA DELLA SCIENZA"

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  1. Come insegnate di Biotecnologie ho letto con piacere questo articolo .L’ho apprezzato sia per la terminologia scientifica corretta ed appropriata che per le argomentazioni da voi espresse su un argomento per niente facile.

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