LA MEMORIA DEL PASSATO CI AIUTA A RIPENSARE IL PRESENTE

Lo scorso 10 maggio, presso la Sinagoga di Milano, avrebbe dovuto tenersi una giornata di studio in ricordo del signor Vittorio Ottolenghi, venuto a mancare un anno fa.
Egli era un affermato avvocato, un docente universitario e il padre dell’artista Gioele Dix.

Gioele Dix

All’evento, che è stato rimandato a data da destinarsi a causa della pandemia da Covid 19, avrei dovuto partecipare, in rappresentanza del nostro Istituto, con la professoressa Ornella Simonelli, la mia insegnante di storia, per parlare dell’utilizzo didattico del libro “Quando tutto questo sarà finito. Storia della mia famiglia perseguitata dalle leggi razziali”, nel quale Gioele Dix racconta le vicende della sua famiglia paterna, costretta alla fuga verso la Svizzera per scampare alle persecuzioni.

Nell’attesa che il difficile periodo che la nostra Regione ha dovuto affrontare sia definitivamente superato e che la giornata di studio in onore del signor Vittorio Ottolenghi possa aver luogo, pubblico il testo del discorso che avrei dovuto pronunciare, nella speranza che possa costituire uno spunto di riflessione per tutti noi.

L’undici settembre di ottantuno anni fa furono emanati dal regime fascista dei provvedimenti legislativi che miravano ad escludere dalla vita sociale ed economica della nostra nazione le persone che dallo Stato erano state classificate come inferiori rispetto all’immaginaria “razza” ariana che doveva, invece, essere tutelata.

La promulgazione delle leggi razziste comportò non pochi problemi nella vita degli italiani di origine ebraica. Queste persone si ritrovarono in poco tempo private dei diritti fondamentali, non poterono più prendere parte alla scena politica del proprio Paese né frequentare i luoghi che, da sempre, avevano frequentato. Nacque un vero e proprio “razzismo di Stato”, in quanto le nuove leggi non sanzionavano più un soggetto reo di aver tenuto un comportamento non corretto, ma colpivano alcune persone per il solo fatto di esistere.

Questa fu la situazione in cui, purtroppo, si trovò il signor Vittorio che, all’epoca, aveva solamente dieci anni e che solo recentemente ha deciso di raccontare la sua storia al figlio, che l’ha trasformata in un bellissimo libro.
In questo testo, Gioele Dix racconta quel momento storico attraverso il vissuto della sua famiglia, che in quegli anni vive in Italia, a Milano, e lo fa in un modo particolare, attraverso gli occhi di un bambino, suo padre, dando una sfumatura intensa e personale alla vicenda.

Gioele Dix

Leggendo questo libro, ho compreso meglio le condizioni in cui una famiglia di origini ebraiche viveva ai tempi del fascismo e sono venuto a conoscenza di particolari che, di solito, non vengono raccontati, forse perché, paragonati ad altre limitazioni a cui le persone erano sottoposte, non sembrano essere così importanti.
In realtà, se è vero che certe cose possono risultare di poco conto in una visione d’insieme, è altrettanto vero che, per chi le vive, in particolar modo per un bambino, fanno la differenza.

Al signor Vittorio, da bambino, sono stati tolti: la libertà, il piacere di continuare a frequentare la sua scuola, di vedere i suoi amici che, specialmente nei momenti difficili come quelli che ha vissuto, per noi ragazzi, sono fondamentali. Il piccolo Vittorio è stato costretto a diventare in fretta un uomo.
Essere allontanati da alcuni luoghi di villeggiatura, perché Ebrei, essere spinti a fuggire dalla propria casa, vivere lontano dai propri famigliari, perdere un fratello sono esperienze indelebili per la mente e l’anima di qualsiasi persona.

All’interno di questa storia, dà un messaggio forte a noi giovani la vicenda del Tenente Emilio, una guardia di finanza che aiutò i famigliari del signor Vittorio a fuggire e a salvarsi da ciò che li avrebbe aspettati.
Questo ufficiale delle Fiamme Gialle mise a rischio la propria vita per salvare quella di altre persone che, per lui, erano dei perfetti sconosciuti: consapevole del fatto che le leggi razziste fossero sbagliate, decise di fare la sua parte.

Leggere di un gesto come questo ci insegna a non essere indifferenti alle situazioni ed alle persone che hanno bisogno di aiuto e assistenza.
Dobbiamo imparare ad agire e a schierarci in prima persona per il bene di tutti; questo aspetto è così importante che viene messo in evidenza anche nella nostra Costituzione, dove all’articolo 2 ci viene richiesto dalla Repubblica di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Nel 1947, la solidarietà diviene quindi un dovere inderogabile di ognuno di noi e, rientrando nei primi tre articoli della Costituzione, diviene anche un valore fondante del nostro ordinamento giuridico.

La memoria del passato, che vicende come quella del signor Vittorio portano con sé, ci insegna che quanto è avvenuto potrebbe accadere di nuovo.
Negli anni che stiamo vivendo, assistiamo sempre di più all’espressione di malcontenti legati alla politica e all’economia, sulla base dei quali molte persone invocano una figura politica forte, che si faccia rispettare e che non abbia paura di usare la violenza per farsi sentire, dimenticando le amare esperienze della nostra storia recente.

Nell’Italia di oggi assistiamo ormai troppo spesso a casi di discriminazione che fanno riflettere.
Penso, per esempio, a quando le persone benestanti mostrano di sentirsi superiori rispetto a coloro che, per un qualsiasi motivo, si trovano in difficili condizioni economiche, a quando gli uomini non si comportano in maniera corretta nei confronti delle donne e viceversa, agli italiani che non accettano gli stranieri e agli stranieri che non accettano gli italiani e, addirittura, agli italiani che discriminano altri italiani, in base alla città di provenienza o al loro accento.

Non possiamo negare le differenze ma, al di là di queste, è fondamentale ricordare che tutti siamo partecipi allo stesso modo della condizione umana. Perché quindi vi sono persone che perseguitano altre persone?
Personalmente, credo che questo sia frutto della paura e che la paura sia frutto dell’ignoranza e, talvolta, della manipolazione politica.

Attraverso la conoscenza reciproca e il dialogo possiamo combattere l’ignoranza e superare la paura di ciò che è differente da noi.

Le diversità non devono essere percepite come un ostacolo alla creazione di una società unita: devono essere un mezzo per costruire, non per distruggere. Devono costruire qualcosa di unico e compatto, come un caleidoscopio che deve la sua bellezza e la sua potenza proprio alla sua eterogeneità: se pensiamo ai pezzi di un puzzle, notiamo che – separati – sono tutti diversi ed insignificanti, ma combaciano perfettamente e trovano la loro ragione di esistere in una immagine finale, che è bella e portatrice di senso.
Questo è il messaggio che mi è arrivato dalla lettura della storia del signor Vittorio: vorrei che sapessimo essere come i pezzi di un puzzle: belli, solo se uniti.

Grazie!

Articolo di Marco Costa – classe IV E

2 risposte a "LA MEMORIA DEL PASSATO CI AIUTA A RIPENSARE IL PRESENTE"

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  1. Bravo Marco, hai scritto un bel testo con parole che denotano una notevole sensibilità d’animo.
    Ti auguro che tu possa leggere questo discorso il prossimo anno scolastico per poter diffondere questo messaggio di fratellanza e pace ad altri ragazzi della tua età.Continua a scrivere!

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  2. Complimenti per il tuo articolo Marco. Con semplicità, ma con toni molto accorati, hai descritto il punto di vista di un giovane che cerca di comprendere le atroci privazioni e sofferenze dei suoi coetanei di quel tempo così complicato. Purtroppo la situazione che stiamo vivendo sta riproponendo analoghe difficoltà.. Nel tuo articolo si legge:
    “Al signor Vittorio, da bambino, sono stati tolti: la libertà, il piacere di continuare a frequentare la sua scuola, di vedere i suoi amici che, specialmente nei momenti difficili come quelli che ha vissuto, per noi ragazzi, sono fondamentali.”
    Ora a tutti i giovani si sta chiedendo un sacrificio analogo; in sostanza essi si trovano a dover rinunciare a una vita “normale” e a mostrare un atteggiamento maturo e responsabile. L’invito è stato da loro accolto in modo ammirevole.
    Si legge ancora nel tuo scritto:
    “Attraverso la conoscenza reciproca e il dialogo possiamo combattere l’ignoranza e superare la paura di ciò che è differente da noi.”
    Ancora attuali queste parole: ora abbiamo paura di qualcosa di “nuovo” piuttosto che “differente”; ma l’unione degli sforzi di tutti noi, con le nostre diverse individualità e capacità riusciranno a trovare una via d’uscita ottimale.
    E per finire con un sorriso, come posso, da insegnante, non sottolineare un aspetto sicuramente inaspettato quale la sincera ammissione di molti allievi di quanto manchi la scuola? Ecco forse che ora potranno capire meglio il signor Vittorio, a cui era stato tolto “il piacere” di continuare a frequentare la scuola!

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