Un bilancio sulla DAD vista dagli studenti

Durante la prima metà del mese di marzo, considerando la sospensione delle attività didattiche tradizionali cominciata il 26 febbraio 2020, buona parte dell’Istituto ha iniziato con la didattica a distanza (DAD o D.A.D.), inizialmente pensando che durasse solamente un breve periodo per poi comprendere che la situazione non si sarebbe ristabilita prossimamente, soprattutto considerando l’evoluzione della pandemia.

La DAD è un metodo alternativo per l’apprendimento scolastico e, durante buona parte del secondo periodo dell’a.s. 2019/2020, è stata necessaria per evitare un’ulteriore diffusione del nuovo Coronavirus. Ad alcuni è piaciuta e ad altri no e, con il fine di formulare una considerazione complessiva sull’insegnamento da remoto, noi, ragazzi del blog, abbiamo pensato di svolgere una indagine tra gli studenti dell’I.I.S. Mario Rigoni Stern.

Al questionario, somministrato lunedì 4 maggio, hanno risposto 270 studenti di cui 50 (18,5%) frequentanti il quarto anno dell’indirizzo tecnico, 47 (17,4 %) il terzo anno, 45 (16,7%) il secondo, 40 (14,8%) il primo e 30 (11,1%) il quinto.
Per quanto riguarda l’indirizzo professionale hanno partecipato all’indagine 18 studenti appartenenti alla prima (6,7%), 13 (4,8%) alla quarta e i restanti 27 (10%) frequentanti gli altri anni.

Le risposte ricevute possono ritenersi la rappresentazione delle classi dei due indirizzi, in proporzione al numero di studenti per ciascun indirizzo; i numeri sono stati elaborati come una trasposizione complessiva generale della situazione scolastica.

Partiamo dalla prima questione che riguarda la possibilità di “fare DAD”: la connessione insieme allo strumento: computer, tablet o cellulare.

Il 71,5% degli intervistati ha dichiarato di non aver avuto problemi di connessione e il 67,4% ha impiegato il computer e/o il tablet per la scuola e, di questi, poco meno della metà (45,9%) ha condiviso il dispositivo in uso con altri membri della famiglia, spesso fratelli o sorelle anche loro impegnati con la scuola oppure genitori in Smart working. La restante parte, invece, il 55,1% ha potuto usare un dispositivo di proprietà personale.

C’è, però, un 32,7% degli alunni che non ha fatto uso del computer/tablet e ha operato tramite il cellulare.

Solo il 2,6% degli studenti ha avuto un dispositivo elettronico in prestito oppure non possedeva alcuno strumento per connettersi a distanza, che, se pur pochi, indicano un problema importante rispetto all’eventualità che questa modalità prosegua anche a settembre.

Un’altra questione centrale nello svolgimento della DAD riguarda le modalità in cui essa viene svolta.

Il 98,1% ha indicato le videolezioni tramite Google Meet, programma che è quindi diventato il fulcro centrale della DAD nella nostra scuola. Gli altri strumenti, usati quasi parallelamente alle videolezioni, sono stati i compiti assegnati tramite il registro elettronico (84,8%), le classi virtuali in Google Classroom (81,9%), cresciute esponenzialmente con la sospensione delle attività in aula, e lo studio in autonomia, pur se con una percentuale inferiore (57,8%). Interessante e vera novità, è l’introduzione di lezioni audio e video registrate che hanno coinvolto circa il 68% degli studenti, con alcune esperienze nelle quali la registrazione è stata usata anche con la finalità di ottenere una valutazione, soprattutto per quelle materie che richiedono un approccio pratico/fisico, come scienze motorie.

Queste fin qui elencate, tutte questioni piuttosto tecniche, invece sul piano della relazione come è andata?

Il 70% degli studenti dice di aver visto in videolezione almeno una volta tutti i professori; e il restante 30%?
Alcuni docenti hanno scelto di concentrarsi su classi che avevano una maggior necessità didattica (come per le quinte impegnate per gli Esami di Stato) oppure perché la materia in questione non era praticabile a distanza, come la parte pratica di agronomia e di laboratori tecnologici ed esercitazioni.

Una delle questioni più dibattute, anche durante l’assemblea dei rappresentanti di classe, è stata la durata delle videolezioni.

In realtà, dai dati ottenuti con il questionario, si evince che quasi tre quarti degli studenti svolgevano meno ore in videolezione rispetto all’orario settimanale, impiegando, nella maggior parte dei casi, circa 45 minuti per una videolezione. L’11% ha risposto di aver avuto videolezioni anche inferiori ai 45 minuti ciascuna, talvolta solamente di 20 minuti, tempo necessario ai professori per esporre gli argomenti basilari e assegnare alla classe le istruzioni necessarie per lo svolgimento dei compiti o per l’approfondimento personale dei concetti spiegati.

Nonostante i tempi complessivamente ridotti da parte dei docenti, tutti gli studenti intervistati, in modo trasversale alle classi, hanno sottolineato che trascorrere troppe ore seduti davanti a uno schermo causa fastidio alla vista e, nel peggiore dei casi, mal di testa. Inoltre, con il passare del tempo, si sono evidenziati anche problemi di concentrazione e dolori muscolari.

E la distribuzione oraria delle lezioni?

Il 35,9% degli alunni non ha avuto videolezioni di pomeriggio e buona parte degli altri ne ha avute alcune in maniera saltuaria e concordata con l’insegnante, svolte solamente per recuperare eventuali carenze oppure su richiesta della classe o dei singoli studenti.

Nel complesso, il 93% degli alunni ha dichiarato che i professori hanno rispettato l’orario di lezione.

E il carico di lavoro?

Il 55% degli studenti dice di aver avuto un carico di lavoro nella media della scuola tradizionale, ma il 39,3% dice di essersi sentita oberata di compiti, come dicono anche alcuni professori per il loro carico di lavoro,  e solo il 5,2% ammette che il carico di lavoro è stato inferiore al solito.  In compenso, il 94,4% degli studenti ha dichiarato che i professori sono stati disponibili nel fornire chiarimenti riguardanti le videolezioni e le altre attività da remoto.

È interessante notare anche che, secondo l’84,8% dei partecipanti all’indagine, ci sono stati degli scambi di opinioni con i docenti all’interno delle classi riguardanti la pandemia, con particolare riferimento alla politica, all’economia, alla sanità e all’istruzione.

Ma quali sono state le principali criticità della DAD?

Superando la scarsa connessione che ha influito negativamente sull’apprendimento (36,7%) e la conseguente difficoltà ad organizzare videolezioni e valutazioni, al primo posto si è posizionato l’eccessivo carico di lavoro assegnato dai professori (40%). A seguire, alcuni studenti hanno notato anche un incremento di verifiche e interrogazioni (33,7%) mentre altri (10%), assumendosi le loro responsabilità, hanno dichiarato di aver sviluppato uno scarso interesse per la scuola proprio a causa della non-presenza fisica in aula. Alcuni ragazzi, ma anche i docenti, hanno messo in risalto che l’impossibilità di confrontarsi nella realtà è stata uno degli elementi più negativi di tutti questi mesi di pandemia.

L’11,5%, invece, sostiene di non aver riscontrato alcuna difficoltà e pensa che ci sia stata la possibilità di organizzare meglio il proprio tempo personale, considerando anche che i tempi di andata e di ritorno a/da scuola si sono azzerati.

Infine, due domande riguardavano un’autovalutazione.

L’88% ritiene di aver mostrato una buona partecipazione e di essersi impegnato nello studio quotidiano, il 10,4% ha riconosciuto, invece, di essersi scarsamente impegnato e il restante 1,6% dice di non essersi applicato per nulla.

Alla fine, cosa pensano gli studenti della DAD?

Buona parte sostiene che la DAD sia utile in situazioni di emergenza ma non è possibile ritenerla valida in altri ambiti in quanto il coinvolgimento effettivo dello studente è ridotto al minimo, per non parlare degli eventuali problemi tecnici che possono mostrarsi a chiunque e in maniera inaspettata.

La maggioranza, quindi, non ha interamente apprezzato l’insegnamento da remoto, riconoscendone limiti e problematiche, nonostante questo molti hanno operato con la DAD in maniera proficua e curiosa, considerandola come un nuovo modo di fare lezione, obbligatoria nel dato momento storico e interessante come metodica mai vista e provata precedentemente.

E a settembre, cosa si aspettano gli studenti?

Per l’inizio dell’a.s. 2020/2021 le aspettative generano timore: molti prevedono che non sarà un rientro normale, come negli anni passati, e che ci saranno i turni e/o oppure bisognerà applicare le norme anti-contagio (mascherine, guanti, distanziamento…) dettate dal Governo anche all’interno del territorio scolastico (l’intervista è precedente all’O.M. del 28 maggio). Per l’aspetto didattico ci sono ulteriori preoccupazioni. Molti pensano che avverrà un’accelerazione dello svolgimento dei programmi scolastici a causa dello spostamento di una parte della didattica dall’a.s. 2019/2020 al trimestre dell’a.s. 2020/2021 con l’obiettivo di recuperare gli argomenti fondamentali persi a causa della pandemia.

In generale si è evidenziata una preoccupazione sulla capacità di riadattarsi al ritmo di prima senza che ci siano ripercussioni sui voti, comprese le relazioni con i professori e con i compagni, ma ciò che tutti veramente vogliono è tornare a scuola!

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