Il Delta del Danubio

Il Delta del Danubio è una foce fluviale originatasi in seguito all’azione sedimentaria del Danubio che, per 6000 anni dall’emersione della zona in seguito al ritiro del mare, ha favorito lo sviluppo di una biodiversità, con i relativi biotopi, molto variegata.

Si trova sulla costa occidentale del Mar Nero (Europa orientale). Occupa un’area di 3446 km2 (≡ 344600 ha) ed è situato per circa ⅔ in Romania (≃ 2297,3 km2) e per il restante ⅓ in Ucraina (≃ 1148,7 km2).

Le masse d’acqua più rilevanti per il Delta del Danubio, che influenzano sicuramente l’ecologia del paesaggio, sono il fiume Danubio, dal quale prende il nome la zona, e il Mar Nero.

Il Danubio è un fiume dell’Europa centro-orientale. Con 2860 km di lunghezza, è il secondo fiume più esteso d’Europa e il ventinovesimo al mondo.

Il punto di formazione del Danubio è dato dall’incrocio di altri due fiumi minori che si trovano nell’area montuosa della Foresta Nera, in Germania.

Scorre in 19 paesi, ma i più rilevanti sono 10 (in ordine dall’origine al delta):

La Romania, con il 30,75% (≡ 879,45 km), è la nazione più interessata dalla presenza del fiume. Al termine del flusso, il corso d’acqua si divide in tre bracci, tutti quanti diretti verso il Mar Nero. È questa la zona di interesse ecologico e paesaggistico del Delta del Danubio. Bisogna notare però che, fino a circa 2500 anni fa, il percorso terminava con sette diramazioni, come ha scritto lo storico greco Erodoto. Questo fa capire come la geografia del luogo sia in continua evoluzione e con lei anche la vita che caratterizza il territorio.

Il corso del Danubio dalla sorgente al delta

Il Mar Nero è un mare situato al confine tra l’Europa orientale e l’Asia minore. La sua superficie è di 436400 km2 ed è caratterizzato da una salinità dell’1,7% (relativamente bassa). È importante considerare la salinità in quanto è un fattore che influenza notevolmente le tipologie di esseri viventi che interagiscono con l’acqua del mare.

Si è formato circa 8000 anni fa dall’ex Oceano Paratetide originatosi durante il Giurassico (epoca geologica terminata circa 145,5 milioni di anni fa) e si affaccia su sei nazioni: Turchia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Russia e Georgia.

L’etimologia del nome deriva dalla lingua turca. Nella tradizione turca, infatti, “nero” e “bianco” indicano rispettivamente l’est e l’ovest. In contrapposizione al Mar Mediterraneo, detto Bianco, cioè dell’ovest, c’è il Mar chiamato Nero, ossia dell’est. Con il passare del tempo il nome “Mar Nero” è stato assimilato in tutte le lingue europee.

Il Delta del Danubio (conosciuto a livello internazionale con il nome inglese Danube Delta), è detentore di alcuni riconoscimenti:

  • nel 1991 è stato riconosciuto come sito del Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO;
  • nel 1998 è stato inserito, sempre da parte dell’UNESCO, nel Programma sull’Uomo e la biosfera come Riserva della biosfera. Il Programma sull’Uomo e la biosfera è stato progettato per la creazione di una base scientifica avente l’obiettivo di promuovere un rapporto equilibrato tra l’uomo e l’ambiente circostante attraverso la protezione della biodiversità e l’applicazione di uno sviluppo sostenibile;
  • contiene svariati siti di importanza comunitaria (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS), due elementi che costituiscono Rete Natura 2000, un programma realizzato per tutelare la biodiversità europea attraverso la conservazione degli habitat naturali e delle specie vegetali e animali;
In blu sono evidenziati i siti di importanza comunitaria (SIC), in rosso le zone di protezione speciale (ZPS). Sono consultabili attraverso il sito interattivo: https://natura2000.eea.europa.eu/.

Il SIC più esteso è il Delta Dunării (codice: ROSCI0065) con 4532,0526 km2 (≡ 453205,26 ha):

La ZPS più grande invece è il Delta Dunării și Complexul Razim – Sinoie (codice: ROSPA0031) con 5078,2463 km2 (≡ 507824,63 ha):

  • inoltre dispone di 18 aree protette, solamente in area rumena.

Ecologia ed ecosistemi

Il Delta del Danubio non rappresenta un singolo ecosistema generalizzato, ma è un complesso di più tipi di paesaggio in interazione tra loro. Secondo la lista Global 200 proposta dal WWF, il Delta del Danubio è compreso tra il bioma (o l’ecoregione) delle foreste di latifoglie e foreste miste temperate e quello delle praterie, savane e macchie temperate. L’incrocio di due biomi particolarmente diversi, sia dal punto di vista geomorfologico che climatico, ha favorito lo stanziamento e l’interazione di molte specie viventi.

In particolare, gli ambienti naturali caratteristici sono:

  • pianure alluvionali
  • steppe continentali
  • foreste a galleria
  • foreste inondate
  • foreste torbiera
  • foreste miste temperate
  • paludi d’acqua dolce
  • paludi salmastre
  • stagni
  • laghi
  • corsi d’acqua

Molte aree vengono inondate durante la primavera e l’autunno dagli straripamenti del Danubio.

Data l’enorme varietà di biomi si arriva alla formazione di numerosi ecotoni che fanno sfumare il paesaggio, sia in termini visivi che di flora e di fauna.

Flora

Il Delta del Danubio ospita varie specie vegetali, sia erbacee che arboree, alcune di terra ed altre di acqua. In seguito ad una ricerca tramite telerilevamento Landsat, si è stimato che la vegetazione copre il 78% della superficie totale. Le piante erbacee più comuni sono la cannuccia comune o di palude (Phragmites australis), il giunco comune (Juncus effusus), il coltellaccio maggiore o biodo (Sparganium erectum) e le tife (genere Typha) che, nell’insieme, costituiscono i canneti. Nello stesso ambiente sono presenti altre piante idrofile particolarmente appariscenti, come la ninfea (Nymphaea gigantea).

Dato l’ambiente umido, crescono bene anche le piante carnivore, specialmente la venere acchiappamosche (Dionaea muscipula).

Nelle foreste, invece, sono presenti variegati sottoboschi composti principalmente da convolvoli (genere Convolvulus), rovo selvatico (Rubus ulmifolius), salicornie (genere Salicornia), tamerici (genere Tamarix) e trifogli (genere Trifolium).

Tantissime sono anche le altre piante erbacee presenti in zona.

Per quanto riguarda le piante arboree (o legnose) più diffuse che compongono le foreste ci sono il frassino (genere Fraxinus), l’ontano (genere Alnus), il pioppo (genere Tremula), in particolare il pioppo tremulo (Populus tremula), e il salice (genere Salix), coprenti nel loro insieme il 6% della superficie del delta.

Crescono spontaneamente anche alcune piante da frutto come il melo selvatico (Malus sylvestris), il pero selvatico (Pyrus pyraster) e la vite selvatica rampicante (Vitis vinifera sylvestris).

Tutte gli organismi vegetali, nel loro insieme, rappresentano un’area ad alta produzione di ossigeno. Per questo, il Delta del Danubio viene considerato uno dei polmoni verdi più grande d’Europa.

Fauna

La fauna del Delta del Danubio è estremamente variegata. Ci sono sia specie terricole che ittiche e volatili.

Gli animali di terra più comuni sono la donnola (Mustela nivalis), la lontra europea (Lutra lutra) e l’ermellino (Mustela erminea), accompagnati da alcuni esemplari di mammiferi più grandi come il cinghiale (Sus scrofa) e il capriolo (Capreolus capreolus).

Sono state identificate 135 specie di pesci, alcuni dei quali migratori, come lo sgombro (Scomber scombrus) e lo storione (Acipenser sturio), dal quale si ricava, spesso in maniera illegale, il caviale.

Per la maggior parte sono pesci d’acqua dolce, ma ci sono anche specie marine che si spostano nel delta o nel corso del Danubio durante la stagione riproduttiva.

Sono state identificate 331 specie di uccelli. I più diffusi sono il pellicano bianco (Pelecanus onocrotalus) e il pellicano riccio (Pelicanus crispus), il marangone minore (Phalacrocorax pygmaeus), che copre il 60% della sua popolazione europea proprio nel delta e l’oca collorosso (Branta ruficollis), presente solamente durante il periodo invernale.

364 specie sono protette. Molte di queste sono uccelli, per i quali sono state vietate la caccia e la raccolta delle uova.

La biodiversità del Delta del Danubio, con 3590 specie totali, si è generata e si mantiene in virtù delle condizioni favorevoli create dall’ampia varietà di habitat terrestri e acquatici.

Attività antropiche

Il Delta del Danubio, pur essendo una zona protetta, è suscettibile ai disastri causati dall’uomo. Un esempio è la catastrofe di Baia Mare.

La sera del 30 gennaio 2000, nei pressi di Baia Mare, una città della Romania settentrionale, la diga di un bacino di decantazione è crollata in seguito a 23 ore incessanti di pioggia. La diga apparteneva ad una miniera d’oro e conteneva dai 100000 ai 300000 m3 di metalli pesanti uniti a cianuro di sodio (NaCN). Tutto il materiale si è versato in alcuni fiumi, la maggior parte affluenti del Danubio. Dopo circa 4 settimane e 2000 km di viaggio, gli scarti sono arrivati nel Delta del Danubio, provocando la morte di migliaia di pesci e la contaminazione dei biotopi circostanti. Non ci furono persone morte o ferite.

Per visitare la zona, a Tulcea (un municipio della Romania), è aperto il Museo del delta che consente di conoscere gli aspetti idrogeologici, botanici, faunistici e culturali del territorio. Per evitare di perdersi nei canali del delta è necessario visitare la zona accompagnati da una guida attraverso diverse escursioni a piedi e in battello. È possibile anche ingaggiare direttamente i pescatori locali per addentrarsi nei canali secondari, nei laghi e negli stagni accessibili unicamente alle piccole imbarcazioni. In tarda primavera e in estate è necessario avere con sé un repellente per zanzare. L’accesso a tutte le riserve del delta è consentito dopo il 15 giugno, terminata la cova delle uova da parte degli uccelli. Nelle riserve è vietato il campeggio e l’uso di amplificatori audio che possono disturbare la selvaggina.

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