La politica attuale secondo la professoressa Mariarosa Sandrinelli

La politica è da sempre stata al centro dell’organizzazione umana. Protagonista di radicali cambiamenti durante i secoli della storia, ha sempre condizionato, nel bene e nel male, la sanità, la giustizia, l’economia, il lavoro, l’istruzione… tutti elementi che sono prerogativa dello Stato moderno e che, nel corso degli eventi, sono stati oggetto di alti e bassi.

In particolare, negli ultimi anni, la situazione politica italiana, ma anche quella mondiale, sembra essere peggiorata rispetto alla seconda metà dello scorso secolo. Il debito pubblico è alto, l’economia è degenerata e i posti di lavoro sono diminuiti.

Abbiamo posto qualche domanda al riguardo alla professoressa Mariarosa Sandrinelli, laureata in Scienze agrarie presso l’Università degli Studi di Milano e, attualmente, insegnante di Economia agraria e Agronomia territoriale nel triennio dell’indirizzo professionale dell’Istituto Mario Rigoni Stern.

Che opinione ha sulla politica italiana di oggi?

Oggi siamo in grave difficoltà. La politica italiana è frammentata, priva di leader autorevoli, ricca di proclami, ma povera nei fatti. Più che una politica costruttiva è paragonabile ad una politica da campagna elettorale dove tutti promettono soluzioni migliori di altre senza però andare oltre la retorica. Oggi invece più che mai non servono i proclami, ma la concretezza, cioè la capacità di trovare soluzioni alla crisi che da molto tempo ci affligge e non sto parlando solo del periodo relativo alla pandemia. Il nuovo Coronavirus non ha fatto altro che acutizzare i problemi che affliggono, già da anni, il nostro Paese.

Per fare politica non basta essere tecnici esperti, ma bisogna avere un’educazione e un’esperienza politica che molti parlamentari non hanno maturato. Forse è anche per questo che ormai non esistono più veri leader politici. Da tempo ormai i cittadini italiani non sono più chiamati al voto e la legge elettorale in vigore non aiuta certo la formazione di un governo stabile. Assistiamo a continui rimescolamenti di partiti che si trovano a governare insieme, partendo da ideologie politiche diverse, rendendo così inevitabile lo scontro che, nel breve periodo, diventa insostenibile. Ciò che non comprendo e non tollero è il balletto continuo di parlamentari che cambiano idea politica e conseguentemente partito o addirittura ne formano altri in corso di legislatura. Dovrebbero essere al parlamento e al governo quali rappresentanti dei loro elettori, ma se ne dimenticano.

Servono subito investimenti pubblici, sburocratizzazione, liquidità alle imprese, defiscalizzazione dei contratti di assunzione per periodi più o meno lunghi in modo da aumentare l’occupazione e ridurre l’assistenzialismo, un regime fiscale più equo, una forte riduzione dell’elusione fiscale; tutto ciò accompagnato però da rigore fiscale, regole da rispettare e coscienza morale da sviluppare, assunzione di responsabilità dirigenziale.

Ci sono già molti soldi stanziati per interventi pubblici che non vengono messi in campo a causa dei ritardi decisionali dello Stato. Ricordiamoci che già molta gente è in grosse difficoltà economiche e non ha ancora ottenuto la cassa integrazione e che, scaduti i termini del blocco dei licenziamenti, molte persone si ritroveranno senza lavoro perciò la situazione peggiorerà ulteriormente. Giudico positivamente la capacità decisionale e gestionale di alcuni presidenti di Regione.

Cosa pensa riguardo ai cittadini italiani?

Il popolo italiano è un grande popolo perché ha alle spalle una storia millenaria fatta di culture diverse che si sono intrecciate tra loro dando origine ad un popolo eterogeneo, generoso, geniale e che non si arrende mai. E’ un popolo buono che sopporta con pazienza, forse con troppa pazienza e con rassegnazione, una guida politica inadeguata. Qual è il Paese dove un governo non sopravvive per più di uno/due anni? Forse è questa la maggiore debolezza degli Italiani.

Considerando gli aspetti sociali, morali, etici e comportamentali, crede che la politica di un Paese sia la rappresentazione del popolo oppure che sia solamente un’élite di persone distaccate dal resto?

La risposta non può valere per tutti i Paesi allo stesso modo; tanto più un Paese è povero e privo di diritti umani e tanto maggiore è la distanza del potere politico da esso.

Nonostante le difficoltà penso che il popolo europeo sia il più fortunato.

Considerando la storia politica italiana del secondo dopoguerra ai tempi odierni crede che, come pensano in molti, negli ultimi decenni del XX secolo si vivesse meglio rispetto ad adesso?

L’Italia del dopoguerra ha avuto una grande rinascita raggiungendo il suo apice negli anni 60/70; l’industrializzazione, lo sviluppo economico, il benessere delle famiglie, le rivoluzioni studentesche hanno modernizzato il Paese sia dal punto di vista economico che sociale. La politica che ne è poi seguita non è stata in grado di mantenere questi traguardi portando l’Italia ad essere un Paese sempre più in difficoltà, arrivando poi alla situazione dei giorni nostri. Il debito pubblico sempre in aumento, la difficoltà delle piccola/media impresa, che a mio parere, ha reso grande l’Italia, il carico fiscale troppo elevato, la forte evasione fiscale, la mancanza di un’etica sociale volta a fare bene il proprio lavoro nel rispetto degli altri e del proprio Paese, vedi gli sprechi nella pubblica amministrazione, sicuramente oggi si pagano. Forse anche l’entrata in Europa a certe condizioni economiche fortemente penalizzanti non è stata di aiuto, anche se ritengo che un’Europa unita sia l’unica soluzione. Sì, ritengo che oggi si viva peggio non solo sotto il profilo economico, ma anche etico. La persona è sempre meno al centro.

Crede alla teoria dell’anaciclosi?

L’anaciclosi (dal greco anakýklōsis) è una teoria dell’evoluzione ciclica dei regimi politici, formulata per prima da Erodoto, che man a mano deteriorandosi, si susseguirebbero secondo un andamento circolare nel tempo e, giunti all’ultimo stadio, ritornerebbero alla forma iniziale di partenza riprendendone lo sviluppo. (fonte: Wikipedia)

Più che credere nella teoria dell’anaciclosi, formulata in modo così rigido e sequenziale, sono più propensa a pensare che la storia e la politica siano un susseguirsi di corsi e ricorsi, di ascese e discese, di apici e profondità.

Pertanto leggere l’oggi significa chiedersi quale fase stiamo vivendo ed eventualmente accelerare la salita e rallentare l’inevitabile discesa alla luce della Storia. Considerando questo modo di vedere, resta sempre aperta una speranza anche nei tempi di maggiore crisi. Questo è l’insegnamento della Storia.

Quali sono i Paesi modello da seguire?

Non ci sono Paesi migliori o peggiori, esclusi naturalmente quelli a regime dittatoriale, perché ogni nazione ha le sue particolarità. Diciamo che i Paesi migliori sono quelli che sanno proporre soluzioni utili alla salvaguardia del benessere dei propri cittadini.

Se proprio dobbiamo fare degli esempi, i Paesi del nord Europa sono sicuramente migliori dal punto di vista organizzativo.

Qual è la sua opinione sulla Costituzione della Repubblica Italiana? Alcuni considerano la Costituzione come una carta legislativa obsoleta, servita solamente per garantire un corretto passaggio dalla dittatura alla democrazia. Altri, invece, la elogiano considerandola la miglior Costituzione del mondo. Lei cosa dice?

La Costituzione Italiana è fondamentalmente un buon progetto di convivenza.

È la legge fondamentale dello Stato e i suoi scopi principali sono:

  • proclamare i diritti fondamentali dei cittadini e dei lavoratori;
  • porre un limite ai poteri dello stato;
  • indicare i principi fondamentali che tutte le leggi devono rispettare.

La considero una buona Costituzione i cui contenuti, soprattutto i principi fondamentali riassunti nei primi 12 articoli, sono garanzia di democrazia.

Il primo articolo cita “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro”. Cos’è la democrazia?

È una forma di governo ove tutti gli individui hanno pari dignità e tutti hanno diritto di partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

È democrazia quando ai cittadini si offre un’informazione corretta degli eventi.

Infine si ha democrazia anche economica quando il capitale ha la funzione di sostenere il lavoro e non viceversa.

La Costituzione Italiana è scritta con un linguaggio comprensibile per tutti perciò lo Stato deve farla conoscere ai cittadini attraverso l’educazione e la formazione scolastica.

No, la Costituzione della Repubblica Italiana non è obsoleta, anzi penso che alcune proposte di modifica siano peggiorative perché tendono a ridurre i principi fondanti del documento a favore di una politica fatta spesso solo di interessi personali.

Non mi preoccuperei di modificarla, ma di attuarla maggiormente.

Che opinione ha sulla politica mondiale oggi?

Si deve cambiare atteggiamento se vogliamo migliorare, la politica oggi ha come priorità il potere e il profitto e questo non va bene.

Come si immagina l’Italia e il mondo fra 50 anni?

Difficile dirlo, ma cinquant’anni sono pochi per poter assistere a grandi stravolgimenti perciò immagino che le condizioni saranno simili a quelle odierne.

Gli accordi raggiunti in Europa hanno permesso all’Italia di aggiudicarsi molti soldi che dovrebbero servire per la ripresa economica. Bisogna però considerare alcuni punti. Il compromesso raggiunto permetterà ai cosiddetti Paesi frugali, compresa la Germania, di risparmiare più di 50 miliardi nei prossimi sette anni, essendo esentati dal versamento delle quote che ogni anno gli Stati membri versano nelle casse dell’Unione Europea. Gli altri Stati membri, tra cui l’Italia, dovranno finanziare tali riduzioni di contributi in rapporto al proprio PIL. Tale situazione, oltre ai soldi avuti in prestito da restituire e gli scostamenti di bilancio resisi necessari a causa della pandemia, appesantirà ulteriormente l’onere debitorio dell’Italia verso l’Unione Europea.

L’Italia dovrà presentare il proprio piano di riforme all’Europa che potrà negare l’approvazione secondo il “Diritto di veto”, cioè ogni Paese potrà dirsi contrario al piano di rilancio proposto dal nostro Governo perciò la libertà privata del parlamento di scegliere la propria linea politica sarà molto penalizzata.

Si è persa una buona occasione di lottare contro i paradisi fiscali dell’Irlanda, ma soprattutto dell’Olanda.

Queste premesse determineranno un ulteriore maggiore divario tra la ricchezza pro capite dei Paesi del nord e quelli del sud. Come sarà l’Italia fra 50 anni? Spero più efficiente, ma sicuramente più indebitata.

Un ringraziamento alla professoressa Sandrinelli per aver risposto alle nostre domande.

di Alexa Ovidiu – Sandrinelli Mariarosa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: