La Bellezza del Coraggio

IL SACRIFICIO DI SALVO D’ACQUISTO COME ESEMPIO PER TUTTI NOI

Quello che se ne sta andando è stato veramente un anno difficile, un anno che fin dal principio ci ha cambiato la vita, dettandone i tempi ed i modi come da tanto tempo non accadeva, un anno che ci vede tutti chiamati a contribuire attivamente per le sorti del nostro Paese, un anno che insieme ai tanti periodi bui ci ha lasciato anche qualche spunto di riflessione in più.

Qualcuno ha paragonato questi dodici mesi ai tempi della guerra, e in effetti alcune analogie le si possono riscontrare, altri ritengono che dovremo abituarci a convivere con questo male ancora per qualche anno, c’è chi addirittura pensa che sia tutto una finzione e che la situazione sia stata usata come pretesto da parte dei governi per instaurare regimi totalitari e ha protestato in maniera più o meno accesa contro le decisioni dello Stato.

Certamente, resta il fatto che in un momento di difficoltà ci si debba aiutare l’uno con l’altro e che ora siamo tutti chiamati a fare la nostra parte per cambiare le sorti del nostro Paese.

Una curiosa coincidenza che sia proprio questo strano duemilaventi a farci ricordare che sono trascorsi cento anni dalla nascita di Salvo D’Acquisto, in questo momento storico in cui ci vengono costantemente richiesti dei sacrifici, siamo chiamati a ricordare la nascita di un carabiniere, un ragazzo, che per le sorti della nostra Italia si è sottoposto al sacrificio più grande, donando la sua vita per salvare quella di altri.

Salvo D’Acquisto

Nato nella meravigliosa città partenopea nell’ottobre del 1920, il Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto si trovava a prestare servizio nella Locale Stazione di un piccolo paese nel Lazio quando nello stesso paese, durante un’ispezione da parte dei tedeschi in una località abbandonata, scoppiò una bomba a mano che causò la morte di due militari nazisti.

Essendo il maggiore in grado in quel momento, il ragazzo fu incaricato dai tedeschi di indagare e fornire, entro poche ore, il nome del colpevole.

Le indagini partirono subito ma era evidente che non si sarebbe mai giunti al responsabile dell’attentato, non perché fosse stato troppo astuto o perché i Carabinieri fossero poco esperti, semplicemente non si riuscì a trovare nessun attentatore perché non c’era stato nessun attentato, la verità era che i tedeschi avevano maneggiato con poca cura gli ordigni esplosivi e questi erano esplosi.

I tedeschi, tuttavia, non ne volevano sapere e minacciarono il carabiniere di fucilare una ventina di cittadini scelti in maniera casuale se non si fosse trovato un colpevole, non necessariamente il vero colpevole, era sufficiente che qualcuno pagasse.

Capita spesso anche oggi, ancora più spesso in questi giorni, si vuole trovare in tutti i modi un colpevole, non necessariamente quello vero, ma solamente una persona a cui attribuire la responsabilità dei nostri mali, a volte perché non accettiamo la realtà delle cose, altre volte perché la paura prende il sopravvento e passare il tempo ad attaccare qualcuno e a condannarlo per qualcosa, di cui magari non ha nemmeno colpa, aiuta a distrarsi dal problema stesso, facendo dimenticare di avere paura.

Salvo però non aveva intenzione di condannare un innocente alla fucilazione e per questo, consapevole delle conseguenze della sua decisione, dichiarò ai tedeschi che un colpevole non l’aveva trovato, semplicemente perché non c’era.

I tedeschi allora radunarono ventidue persone, uomini, donne, anziani, bambini, scelti a caso tra la popolazione e insieme al Vice Brigadiere li condussero verso il luogo dell’esecuzione. Il ragazzo tentò molte volte di dissuadere i soldati nazisti dalle loro intenzioni ma fu aggredito da questi, mentre quelle ventidue anime stavano scavando la loro fossa sotto lo sguardo vigile delle mitragliatrici tedesche.

Quello che stava per succedere era ingiusto e Salvo lo sapeva bene, quella popolazione gli era stata affidata e lui aveva il dovere di proteggerla anche a costo della sua vita, come un padre con i propri figli, il ragazzo raggiunse allora l’ufficiale tedesco e con l’aiuto di un interprete confessò di essere stato lui a fare esplodere la bomba che aveva ucciso i due soldati.

Naturalmente questo non era vero, in quanto l’esplosione era frutto di un incidente, ma i tedeschi volevano un colpevole e Salvo glielo aveva dato, ora avrebbero liberato quegli innocenti per fare posto ad un solo uomo, e avrebbero sparato.


Ma il forte rumore degli spari passò in secondo piano in quel momento, uno degli abitanti appena liberati raccontò di aver udito il carabiniere gridare “Viva l’Italia” pochi secondi prima di essere ucciso e sepolto in una fosse comune per una colpa che non aveva.

Questo ragazzo è morto nel pieno della sua giovinezza per salvare degli innocenti, si è sacrificato per loro e per l’Italia intera, un senso del dovere che lo ha portato a donare la cosa che più ogni cosa ci rende liberi, la vita. Salvo D’Acquisto è stato ed è un eroe.

Oggi si sente molto parlare di eroi, in particolare nei primi mesi di primavera, quando invece che i petali dei fiori appena sbocciati contavamo le vittime ed i contagiati, i medici erano i nostri eroi, elogiati da molti e ringraziati da tutti, ma adesso che questa epidemia è diventata qualcosa di “superato”, quasi di ordinario, tanti hanno dimenticato i sacrifici fatti da chi ha combattuto in prima linea e sono pronti a dire che quando si sceglie un mestiere si conoscono gli onori ma anche gli oneri ad esso connesso.

In realtà, bisogna dirlo, non è il mestiere che fa la persona, ma la passione e il coraggio che questa mette in ogni azione della sua vita, senza mai anteporre gli interessi personali a quelli della collettività, agendo per sentimento e non per apparenza.

Come sosteneva Carl von Clausewitz, teorico dell’arte della guerra, esistono due forme di coraggio, quello fisico di fronte a un pericolo personale e quello che occorre avere di fronte alle responsabilità, sia verso il potere superiore di una qualsiasi forza esterna, sia verso la propria coscienza. Riuniti, questi due aspetti costituiscono il coraggio perfetto.

Anche noi in questo periodo siamo chiamati a sacrificare qualcosa a cui teniamo per il bene di tutti, lo dobbiamo perché dobbiamo avere coraggio, quello stesso “coraggio perfetto” che contraddistinse l’azione di Salvo D’Acquisto, un eroe, che in realtà non era altro che un “semplice” ragazzo di ventitré anni.

Marco Costa, 5ªE

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