La violenza contro le donne durante l’emergenza da Covid-19

L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia tutt’ora in corso ha provocato l’ulteriore aumento del numero di donne vittime di violenza. Ciò è stato causato dall’obbligo di “quarantena forzata”, durato nel nostro paese più di due mesi, che ha costretto numerose donne a convivere con i propri carnefici. Nella maggioranza dei casi, infatti, le violenze avvengono in casa, all’interno dell’ambiente familiare, ed ad essere colpito è soprattutto l’equilibrio fisico-psicologico della donna. Le disposizioni normative in materia di distanziamento sociale introdotte al fine di contenere il contagio, si sono inoltre rivelate elemento ostacolante per quanto riguarda l’accoglienza delle vittime, impedendo alle associazioni che si occupano della tutela delle donne, di intervenire in aiuto di innumerevoli vittime.

Secondo i dati ISTAT, nel 67,2% dei casi gli autori delle violenze sono partner o ex partner. Mentre, solo nel 76,8% gli autori sono sconosciuti che, il più delle volte, commettono molestie sessuali che solo nel 12% dei casi vengono denunciate.

Il lockdown, durato da marzo a maggio, e le ulteriori misure restrittive ancora presenti nel nostro paese finalizzate a contenere il diffondersi del coronavirus, rappresentano il caro prezzo che molte donne hanno dovuto e, tutt’ora, devono pagare. Occorre, però, puntualizzare che non è il coronavirus la causa che ha dato vita al grave fenomeno della violenza maschile sulle donne. Essa era infatti già fortemente presente sia nel nostro paese che nel resto mondo. Il COVID-19 ha provocato un ulteriore intensificarsi del fenomeno, portando alla diminuzione dei momenti di “libertà” legati alle esigenze lavorative, a causa della diffusione dello smart-working, ed ai vari impegni quotidiani.

A sostegno delle donne (e non solo) vittime di violenza è stato attivato, nel 2006, un numero verde, il 1522 (Numero Antiviolenza e Stalking), messo a disposizione dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per sostenere e aiutare le vittime di violenza di genere e stalking, in linea con quanto definito all’interno della Convenzione di Istanbul. Tale numero è gratuito, garantisce l’anonimato e copre diverse forme di violenza per 24 ore al giorno e in quattro lingue diverse oltre l’italiano (inglese, francese, arabo e spagnolo). Inoltre, fornisce informazioni di primo soccorso in caso di emergenza o indicazioni utili sui servizi ed i centri antiviolenza attivi a livello territoriale a cui le vittime di violenza possono rivolgersi. Nell’ultimo periodo le chiamate registrate a questo numero hanno subito un notevole incremento, anche a causa delle restrizioni dovute alla pandemia.

Ѐ importante precisare, però, che l’aumento delle chiamate al 1522 verificatosi negli scorsi mesi non è unicamente dovuto all’incremento degli episodi di violenza, ma, fortunatamente, anche ad una maggior conoscenza da parte delle donne riguardo all’utilizzo dello strumento di aiuto, favorita soprattutto dalle campagne promozionali, che hanno subito un forte incremento proprio in occasione della pandemia. Le campagne di sensibilizzazione promosse dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri sui canali televisivi e rilanciate sui social tra la fine di marzo ed aprile, hanno infatti rafforzato la consapevolezza delle donne riguardo l’importanza di chiedere aiuto, in modo da essere tutelate ed uscire così dalle situazioni di violenza.

Il numero verde 1522 e i dati Istat

L’Istat, al fine di monitorare le violenze, ha raccolto ed analizzato i dati ricavati nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020 per quanto riguarda i messaggi e le chiamate effettuate al numero verde 1522, che troviamo di seguito riportati:

Il numero delle chiamate valide, sia telefoniche sia via chat, è notevolmente cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+71,7%), passando da 13.424 a 23.071. La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è triplicata passando da 829 a 3.347 messaggi. Tra i motivi che inducono a contattare il numero verde raddoppiano le chiamate per la “richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza” e le “segnalazioni per casi di violenza” che insieme rappresentano il 45,8% delle chiamate valide (in totale 10.577). Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, esse sono cresciute del 107%. Crescono anche le chiamate per avere informazioni sui Centri Anti Violenza (+65,7%).

Il numero verde, durante il periodo di lockdown, ha fornito informazioni e consulenze anche ad utenti che erano portatori di necessità diverse da quelle della violenza e dello stalking (3.493 chiamate pari al 15,1% delle chiamate valide); in queste occasioni le operatrici hanno offerto supporto indicando altri numeri utili agli utenti a testimonianza della funzione di “vicinanza” che questo servizio ha erogato in un particolare momento di crisi.

Il servizio 1522 svolge un’importante funzione di snodo a livello territoriale tra i servizi a supporto di coloro che vi si rivolgono: il 76% delle vittime viene indirizzato verso un servizio territoriale e di queste l’87,6% (pari a 7.741 chiamate) viene inviato ad un CAV (Centro Anti Violenza).

Dunque, possiamo affermare con certezza che la pandemia ha avuto ripercussioni negative non solo in ambito sanitario e lavorativo, ma costituisce, soprattutto, una delle cause scatenanti dell’impennamento dei casi di violenza domestica da parte degli uomini nei confronti delle donne. Nonostante i numerosi interventi messi in atto negli anni per evitare e porre fine a questo grande problema, la strada da percorrere è ancora lunga, ed è necessario fornire alle vittime tutto il sostegno ed il supporto necessario per riuscire ad uscire da situazioni di violenza talvolta molto gravi.

Sitografia:
https://www.istat.it/it/archivio/242841
https://www.istat.it/it/files//2020/11/Nota-metodologica.pdf
https://www.altalex.com/documents/news/2020/11/25/violenza-contro-donne-tempi-coronavirus
https://www.ilsole24ore.com/art/eures-stabile-numero-femminicidi-2020-effetto-lockdown-vittime-conviventi-102percento-ADJAxL4

Bonetti Sara e Bosio Elisa di 5E

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