27 gennaio 2021. Una mappa dei campi di internamento in Italia.

Che cosa erano i campi di internamento?

Il campo di concentramento (anche detto d’internamento) è una struttura carceraria, situata all’aperto, adatta alla detenzione dei civili oppure dei militari. Si tratta, solitamente, di una struttura provvisoria per la detenzione di grandi quantità di persone, in genere prigionieri di guerra, destinati a essere scambiati o rilasciati alla fine del conflitto.

Comunemente, i campi di concentramento, sono formati da file di baracche o container disposti ordinatamente, contenenti dormitori, refettori, uffici e analoghe costruzioni necessarie alla reclusione dei prigionieri, circondate da reticolati di filo spinato o altri tipi di barriere. I campi di prigionia, utilizzati in Italia, risalgono alle prime guerre ottocentesche, ma essi verranno utilizzati maggiormente durante le due guerre mondiali.

Nel corso del secondo conflitto, vengono spesso utilizzate località e strutture pre-esistenti sia sul territorio nazionale sia nei territori occupati, utilizzando edifici abbandonati o inutilizzati (castelli, ville, fabbriche, scuole etc.), lontani dai centri abitati e dalle vie di comunicazione e dunque per lo più in pessime condizioni.

La storia concentrazionaria fascista può essere sostanzialmente suddivisa in tre periodi:

  • quello precedente al conflitto mondiale;
  • quello della prima fase bellica (1940-1943);
  • quello successivo all’armistizio e all’occupazione nazifascista della penisola (1943-1945).

I primi campi risalenti dall’Italia fascista sono legati alle colonie.

Il 4 settembre 1940 Mussolini firma un decreto legge (Decreto 4.9.1940) in base al quale vengono istituiti i primi campi di concentramento per gli stranieri presenti sul suolo italiano e provenienti da paesi nemici. All’interno di questo decreto, rientrano anche gli ebrei provenienti dai paesi alleati definiti comunque ‘’ebrei stranieri’’, ed anche i cosiddetti ‘’civili pericolosi’’ (catturati durante le campagne militari).

Le prefetture iniziarono già alla fine degli anni Venti a compilare schedari con i nominativi dei sospetti da arrestare «in determinate contingenze», come in caso di guerra. Tali schedari si arricchirono nel 1938 col censimento degli ebrei stranieri.

Con la guerra, entrarono in funzione in Italia due tipi di campi, entrambi definiti ufficialmente come «di concentramento»:

  • quelli sottoposti al ministero dell’Interno, destinati agli internati civili di guerra;
  • quelli di pertinenza del regio esercito, che interessavano quasi esclusivamente deportati civili jugoslavi e, poi, prigionieri di guerra.

Qui di seguito proponiamo una mappa interattiva dei principali campi in Italia tra il 1940 e il 1945, nel periodo fascista e della Repubblica di Salò.

Nella mappa sono riportati i campi di internamento presenti sul territorio Italiano, dell’Istria, della Dalmazia e dell’Albania. All’interno della legenda, sono evidenziate le varie tipologie di internamento presenti, come:

  • Internamento dei civili;
  • Internamento di donne;
  • Internamento di Ebrei
  • Internamento di oppositori politici.

Come indicato, ad ogni colore corrisponde una delle tipologie elencate nella legenda, esse rappresentano i campi di internamento presenti su quel determinato territorio.

Principali campi di concentramento italiani

Campo Risiera San Sabba
Si trova in provincia di Trieste, in Friuli Venezia Giulia. È stato utilizzato come transito di prigionieri per Buchenwald, Dachau, Auschwitz, ma sul posto furono trucidati più di 5000 internati dall’Einsatzkommando Reihnard. Si tratta di un vecchio essiccatoio adattato dai tedeschi a locale per le eliminazioni dei prigionieri mediante gas di scarico di autofurgoni e autocarri. All’interno la SS Lambert aveva fatto costruire il forno crematorio con la canna fumaria collegata alla precedente ciminiera.
La Risiera fu liberata dai partigiani jugoslavi il 29 aprile 1945 quando già i nazisti avevano fatto saltare l’edificio del forno crematorio per distruggere le prove.

Campo Risiera San Sabba

Campo di Fossoli
Si trova in provincia di Modena, in Emilia-Romagna. È stato utilizzato come punto di raccolta delle persone che dovevano essere poi inviate ai campi di concentramento tedeschi ed austriaci. Di forma rettangolare di circa un chilometro per due, era formato da numerose baracche recintate da un duplice filo spinato, da fili elettrici ad alta tensione con torrette munite di riflettori.
Fu smobilitato nell’agosto 1944 e gli internati furono trasferiti a Bolzano.

Campo di Fossoli

Campo di Bolzano
si trova a Bolzano, in Trentino Alto Adige. Gli internati del campo di Fossoli vennero trasferiti in questo nuovo campo di passaggio ma furono anche qui torturate ed uccise delle persone. Era costituito da due grandi capannoni e da alcune costruzioni minori. Quando il campo fu smantellato, le SS distrussero la relativa documentazione ed ora di questo campo non rimane altro che una piccola lapide sul luogo in cui sorgeva.

Campo di Bolzano

Campo di Ferramonti
Si trova a Cosenza, in Calabria. Fu attivo dal giugno del 1940 alla primavera del 1944. Vi erano internati ebrei, civili stranieri e apolidi. Fu concepito come un lager nazista, in prossimità di una stazione ferroviaria, su sedici ettari di terreno ed era costituito da novantadue baracche che ospitavano i reclusi sottoposti ad appelli giornalieri. Si tratta del più grande ed importante campo di concentramento italiano.

Campo di Ferramonti

Campo di Borgo San Dalmazzo
Il campo di Borgo San Dalmazzo (18 settembre 1943 – 15 febbraio 1944), sorto nell’ex caserma degli alpini, è situato in una piccola cittadina ad otto chilometri da Cuneo. I due campi di Borgo non furono di sterminio, l’obiettivo principale era la raccolta di stranieri, ma anche di cuneesi ed ebrei della provincia.
La caserma,venne costruita a due passi dalla stazione ferroviaria ed a lato della strada principale che giungeva a Cuneo.

Campo di Borgo San Dalmazzo

FONTI:
Wikipedia
C.S. Capogreco, Campi di concentramento, in Dizionario del fascismo, a cura di V. de Grazia-S. Luzzatto, Torino, Einaudi, 2003, v. 1, pp. 229-231.
Id, Internamento civile, in Ivi, pp. 674-676
http://www.anpi.it
http://www.campifascisti.it

Classe 4B

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