27 gennaio 2021. I campi fascisti in provincia di Bergamo

Il sito campi fascisti permette di visualizzare tutti i campi creati della coalizione nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale. Un sito molto interessante che permette di comprendere la quantità di campi presenti ma anche la diversità di questi campi, perché si pensa che i campi siano solo quelli di concentramento ma ne esistono molti altri e di diversa tipologia e, grazie a questo sito, è possibile rendersene conto.

Estratto dal sito campifascisti.it

Guardando la mappa disponibile sul sito campifascisti.it (qui sopra vi mostriamo un’immagine) si possono distinguere diverse tipologie di campo, in particolare nella provincia di Bergamo ne abbiamo quattro diverse.

  • Campo per prigionieri di guerra: campo volto alla detenzione di prigionieri catturati durante gli innumerevoli scontri condotti dal terzo Reich e dall’Italia fascista e per le persone ritenute pericolose per la sicurezza nazionale soprattutto nei periodi bellici.
  • Campo per prigionieri di guerra-distaccamento di lavoro: a differenza dei precedenti, in questi campi i prigionieri venivano costretti a lavorare.
  • Località d’internamento: erano località nelle quali erano stati designati dei luoghi (ad esempio case di riposo, scuole ed altri edifici pubblici) in cui si raccoglievano tutti i civili sequestrati dalle SS. Tale forma di internamento esisteva già nell’800 durante le guerre; venivano utilizzati soprattutto edifici abbandonati lontani da centri abitati e vie di comunicazione. I civili internati erano concentrati in locali con condizioni ambientali poco adatte, subivano durissime condizioni di prigionia, erano malnutriti, costretti a ritmi di lavoro disumani, affollamento e totale mancanza di igiene.
  • Carcere: è un luogo sotto l’amministrazione diretta dello Stato, nel caso del periodo dal 1943 al 1945 in Italia, la Repubblica Sociale Italiana, in cui venivano reclusi individui resi privi di libertà personale in quanto riconosciuti colpevoli di reati per i quali era prevista una pena detentiva.
    Erano vietati e quindi puniti l’uso di parole blasfeme, il possesso di carte da gioco, il riposo non giustificato durante il giorno, il rifiuto di presenziare alle funzioni religiose, possedere aghi, matite, oggetto contundenti, era vietata la lettura di libri specie se di natura politica.
    Era consentito scrivere non più di due lettere a settimana ai familiari stretti ma non alla stessa persona, era obbligatorio indossare divise del carcere e durante il colloquio coi parenti le guardie dovevano ascoltare.
    Le punizioni spaziavano dall’ammonizione alla cella di isolamento ed erano previste sanzioni non pecuniarie, ma il divieto di lavarsi, radersi, fumare per un periodo di tempo di qualche giorno.

Campi nella Bergamasca

Campo per prigionieri di guerra
In tutto il territorio bergamasco se ne contavano due: uno a Bergamo Città, un ospedale per prigionieri di guerra; l’altro a Grumello del Piano, quartiere di Bergamo, dove c’era un campo per prigionieri di guerra. L’ospedale accoglieva i prigionieri di guerra affetti da infermità che richiedevano una lunga degenza, mentre il campo di Grumello del Piano era stato aperto nell’estate del 1941 e nel 1942 raggiunse una capienza complessiva di 3000 posti.

Campo prigionieri di guerra-distaccamento di lavoro
Se ne contano quattro, soprattutto a sud di Bergamo più precisamente a Palosco, Caravaggio e Fontanella, ed uno invece che si trova a ovest di Bergamo, più precisamente a Villa d’Adda. Questo campo era un distaccamento e nei documenti è nominato una sola volta: nel gennaio del 1943 un gruppo di 30 prigionieri di guerra di nazionalità francese, già internato nel grande campo di Grumello del Piano, viene inviato al lavoro agricolo nella cittadina di Villa D’Adda.

Telescritto relativo al campo di Villa D’Adda, reperito dal sito campifascisti.it

Località di internamento
Nella provincia bergamasca sono circa 23 sparse un po’ omogeneamente sul territorio bergamasco, tranne per alcuni casi di campi a coppie di 2.
Alcuni campi di internamento erano particolari perché non destinati alla punizione ma a proteggere alcuni soggetti da nemici del regime come ad esempio a Ponte San Pietro, la Casa di Riposo Alessandro Mussolini, dove hanno alloggiato i fratelli Mario ed Herbert conti di Lichtenberg internati protetti dal regime fascista perché minacciati dai ribelli sloveni.
Esistevano poi dei campi speciali come quello di Clusone. Tale tipologia di detenzione riguardava gli internati liberi, ebrei stranieri rifugiatisi in Italia fra il 1938 ed il 1943 e spostati in alloggi posti in comuni più piccoli per via della mancanza di spazio nei campi di concentramento già presenti. Il campo di Clusone contava 24 persone alloggiate provenienti da diversa nazionalità: Germania, Polonia, Jugoslavia, Ungheria, Cecoslovacchia e Austria. La vita dell’internato poteva esser considerata migliore di quella svolta all’interno di un campo di concentramento ma c’erano comunque dei problemi come la mancanza di cibo per la gran parte delle famiglie, il possesso di vestiti inadatti per la stagione fredda, l’obbligo di uscita fissata non prima dell’Ave Maria mattutina e di entrata non più tardi dell’Ave Maria serale, oltre all’impossibilità di uscire dal paese, senza previa autorizzazione.
Negli altri luoghi di internamento, per lo più case di riposo, passarono molteplici persone e alcune di queste lasciarono alla generazioni successive le loro memoria: ad Urgnano viene lasciata la testimonianza di Giovanna Gaspersic proveniente dal villaggio distrutto di Bettigne di Sopra.

Il carcere
Nella provincia di Bergamo è solo uno, situato in città Alta: il carcere di Sant’Agata. Dopo esser stati arrestati, uno dei punti di transito per gli ebrei bergamaschi era quello delle Carceri di Sant’ Agata. La struttura, posta nella parte alta della città di Bergamo e ricavata dall’antico monastero carmelitano, ospitava all’epoca le carceri del capoluogo di provincia orobico e, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne utilizzato anche come luogo di detenzione sia per oppositori al fascismo, come nel caso di un giovane partigiano bergamasco Aldo Ghezzi, sia come centro d’attesa per i detenuti di religione ebraica in attesa di essere spostati a Milano, nel Carcere di San Vittore. Da lì molti di loro raggiungeranno i campi di concentramento tedeschi partendo dalla Stazione Centrale di Milano, in particolare dal Binario 21, passato alla storia come il “binario invisibile”.

Scritto relativo al carcere di Sant’Agata reperito anch’esso sul sito campifascisti.it
Foto d’epoca del carcere di S. Agata

Classe 4B

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