8 marzo 2021: Giornata internazionale dei diritti della donna

In occasione dell’otto marzo, Giornata Internazionale dei diritti della donna, riportiamo due cartine che evincono in modo diretto quanto la misoginia sia ancora presente nel nostro territorio e si esprima nei social.

Lo studio di Vox- osservatorio italiano sui diritti, che si occupa da vari anni di misurare l’intolleranza in rete, è avvenuto tra marzo e settembre 2020 sulla base di 1.304.537 tweet, 565.526 dei quali, sono stati negativi.

Con l’aumento dell’uso dei social si sono verificati più casi di misoginia online che dal vivo, fatto che ci collega al più noto fenomeno del cyberbullismo.

Le violenze psicologiche e verbali che riguardano le donne si diffondo più velocemente e di conseguenza arrivano ad un numero più elevato di persone, sdoganando comportamenti, pensieri e atteggiamenti misogini, prima ritenuti socialmente riprovevoli (si pensava ma non si diceva?)

Fonte: http://www.voxdiritti.it/wp-content/uploads//2020/11/misoginia.jpg

Come possiamo vedere dalla mappa dell’Italia, la misoginia è presente su tutto il territorio, però, al contrario di quanto ci si aspetterebbe, maggiormente nel nord e nelle città più popolate. Una spiegazione potrebbe trovarsi nello stile di vita o nella possibilità di accesso ad internet.

Fonte: http://www.voxdiritti.it/wp-content/uploads//2020/11/misoginia-picchi.jpg

In quest’altro grafico si può notare come il picco di discriminazione si innalzi a seguito di notizie riguardanti violenza sulle donne, quando al contrario dovrebbe esserci più solidarietà, oppure quando si registrano politiche restrittive delle libertà femminili.

Alla base di questo ci sono sicuramente dei tabù culturali che si trascinano da anni fino ai giorni nostri e che oggi trovano nuove e striscianti strade di diffusione nei social.

Cresciamo tutti in una cultura in cui i corpi delle donne vengono costantemente trasformati in cose, in oggetti. Ovviamente ciò influisce sull’autostima delle donne e sulla loro prospettiva di vita. Fa anche qualcosa di ancora più insidioso. Crea un clima in cui è diffusa la violenza contro le donne. Trasformare un essere umano in un oggetto è il primo passo verso una violenza giustificata contro quella persona.

Jean Kilbourne, scrittice e attivista femminile

La redazione del blog

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