Agromafie? No grazie

COSA SONO E COME AGISCONO?

Con il termine agromafia si intende un’organizzazione criminale mafiosa che opera nel settore agricolo e, in alcuni casi, gastronomico, realizzando contraffazioni di false etichettature e di marchi di tutela. In poche parole, l’attività criminale attuata dalle agromafie consiste nel riciclaggio di denaro sporco ma anche in attività illegali “tipiche” del settore agricolo come il caporalato. Il controllo dell’intera filiera agroalimentare si traduce in bassi compensi per gli agricoltori e in prezzi finali molto alti per i consumatori, sia nei mercati ortofrutticoli che nella grande distribuzione.

Un’altra prassi adottata dalle agromafie è quella dell’interramento dei rifiuti tossici, attività che in Italia ha portato a presentare 725 mila ettari di terreni agricoli contaminati (estensione pari a quella della regione del Friuli-Venezia-Giulia).

Questo tipo di organizzazione criminale è riuscita a infiltrarsi nel settore primario con così tanto  successo  da  riuscire  a  fatturare  fino  a  7  miliardi  di  euro  all’anno  provenienti esclusivamente dalla produzione agricola (rapporto Eurispes 2013).

“LE ATTIVITÀ MAFIOSE NON MI RIGUARDANO”

Come tutte le organizzazioni criminali anche le Agromafie si possono fermare, e questa volta sta a noi scegliere come comportarci (soprattutto tra gli scaffali di un supermercato).

Spesso crediamo alle mafie come un nemico di cui sentiamo parlare solo nei libri, nei film, in alcuni servizi alla tv, ma nulla di più. In realtà, non ci viene mai detto come queste possano essere più vicine a noi di quanto pensiamo, persino in quel ristorante in cui andiamo a mangiare la domenica insieme ai parenti o nel negozio di alimentari dove acquisti sempre prodotti biologici.

La maggior parte di voi, sicuramente, leggendo quanto è scritto in questo articolo si sentirà sconcertato in quanto pensa alla mafia come un problema lontano che quasi non riguarda noi del Nord. Questa falsa idea di “sicurezza” è dovuta al fatto che di agromafie se ne parla sempre poco, quando queste abbracciano i settori più importanti per l’Italia.

Ma se quanto detto non conquista la vostra fiducia, vi proponiamo alcuni dati che possiamo ritrovare nei Rapporti Agromafie presentati da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare:

·   Quello delle agromafie rappresenta il 10 % del fatturato criminale in Italia;

·   Nel 2018 sono stati sequestrati 17,6 milioni i chili di cibo sequestrati;

·   Si stima che nel 2019 un italiano su cinque sia stato vittima di frodi alimentari.

Come  già  anticipato  prima,  un  grosso  problema  delle  agromafie  è  il  caporalato,  oggi considerato un vero e proprio reato anche dalla legge. I dati ci indicano che al vertice delle denunce per caporalato c’è lo sfruttamento dei braccianti stranieri clandestini che lavorano nei campi italiani.

Le agromafie deturpano anche l’ambiente rurale cementificando aree coltivabili oppure interrandovi rifiuti tossici. E non solo: queste organizzazioni di stampo mafioso sono responsabili persino di furti di attrezzature agricole e in alcuni casi di bestiame che ammontano a danni per 300 milioni di euro annui.

Cruciale è anche il potere che le agromafie hanno sul mercato ortofrutticolo, impadronendosi del “triangolo dell’ortofrutta” il quale collega gli snodi principali per il commercio nazionale di frutta e verdura.

Un altro settore ampiamente colpito è quello enologico: ebbene sì, le agromafie sono responsabili di frodi anche in questo settore. Un esempio, appunto, è quello della vendita di vino di bassissima qualità adulterato con zucchero. Altri prodotti colpiti sono lo zucchero, la carne e le conserve.

AGROMAFIE NEI NOSTRI SUPERMERCATI DI FIDUCIA?

Vi sembrerà quasi strano che a questo punto non sia stato ancora nominato il prodotto per il quale l’Italia è prima per esportazioni e consumo: la pasta. Ma mettetevi il cuore in pace, le agromafie ne hanno anche per questo.

La pasta, infatti, oggi viene importata da Canada e USA per il suo prezzo particolarmente basso dovuto all’utilizzo di sostanze chimiche per trattare il frumento, il cui utilizzo in Italia è proibito. Per questo gli agricoltori italiani stanno assistendo a un crollo dei prezzi del grano sul mercato italiano al quale consegue l’incapacità di poter coprire tutti i costi di produzione. E sicuramente oggi la G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata) rende la commercializzazione della pasta più difficile, in quanto appare un campo che attrae in modo particolare le agromafie per il riciclaggio di denaro.

Infatti, la Grande Distribuzione rappresenta oggi il 70% degli acquisti alimentari che facciamo dietro i quali le mafie celano aziende agricole sottomesse a loro e riciclo di denaro. Anche in questo caso possiamo provare come le agromafie siano riuscite a infiltrarsi perfettamente nei supermercati che più conosciamo facendo il nome di Lidl, attraverso il quale le organizzazioni mafiose sono riuscite a fatturare fino a 90 milioni di euro.

Una  nuova  frontiera  per  le  mafie  è  anche  il  cosiddetto  “falso  biologico”,  ovvero  la commercializzazione di prodotti definiti bio ma che in realtà non si attengono alle norme vigenti per essere definiti tali.

FORSE UNA SOLUZIONE C’È…

Lo stesso Rapporto Agromafie citato all’inizio dell’articolo afferma che è prioritario un decisivo intervento del governo per tagliare i collegamenti che le agromafie hanno con la G.D.O., nella quale sottomettono gli operatori minacciando di escludere degli agricoltori dal mercato o di non ritirare più le merci se non al prezzo imposto.

Un’altra soluzione che è stata proposta è legata a una tecnologia con cui le aziende potranno ricorrere a “etichette intelligenti” legate alle spedizioni, con un codice univoco per ciascun lotto. Successivamente, grazie a un codice QR e allo smartphone, i consumatori avranno tutte leinformazioni utili, dall’azienda produttrice ai dettagli di lavorazione del prodotto: una vera e propria filiera trasparente.

I rappresentanti d’Istituto

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