Incontro tra culture: un “piatto speziato”.

Etnia: /et·nì·a/

sostantivo femminile

Aggruppamento umano fondato sulla comunità o sulla forte affinità di caratteri fisico-somatici, culturali, linguistici e storico-sociali.

Cultura: /cul·tù·ra/

sostantivo femminile 

Quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società.

Questo articolo intende valorizzare l’immenso mondo culturale che si trova dietro ogni etnia, conoscere le diverse tradizioni, usanze e costumi e apprezzare le unicità di ogni popolo e di ogni individuo che ne fa parte, il quale spesso vive una quotidianità molto diversificata, spesso fatta di stratificazioni e interazioni tra la cultura di provenienza e quella in cui vive. Conoscerle e incuriosirsene aprono la mente alle infinite possibilità della vita. Il mondo è un luogo di bellezze inclassificabili e innumerevoli, personalmente vorrei essere in grado di conoscerle tutte, vorrei poter vivere le tradizioni di ogni popolo e capire quali sento mie.  Come ci spiega l’antropologia dai suoi albori, la nostra personalità, “chi siamo”, è fortemente condizionata dall’ambiente che ci circonda e più viaggiamo e più ci mescoliamo, più saremo “cittadini del mondo”.

Sono sempre stata attratta da ciò che è diverso da me, lo trovo molto più coinvolgente e stimolante rispetto alla routine e all’abitudine. 

Ogni persona, indipendentemente dalla sua provenienza, è in grado di donare un’infinità di nozioni ed emozioni che arricchiscono, e ogni persona dovrebbe “aspirare” all’incontro con gli altri, perché è l’unico modo per diventare “ricchi”: di cultura, di amore, di colori, di sorrisi di qualsiasi genere e sfumature di ogni pelle.

A volte sento discorsi delle persone, purtroppo anche miei coetanei, che disprezzano le diversità. Questo mi rende molto triste, in un mondo i in cui è sempre più facile viaggiare e sperimentare luoghi, cibi, attività diverse questa chiusura mi appare sinonimo di arretratezza e quasi di regresso. 

Spero quindi, che questa piccola intervista a Faly, nostro compagno di scuola che frequenta la classe terza dell’indirizzo tecnico “gestione dell’ambiente e del territorio”, possa essere opportunità di apertura mentale, di arricchimento, di condivisione, di interessamento e tolleranza e possa instillare nei lettori amore e curiosità per le persone, per il mondo e per le tinte che lo colorano.

Alice: Ciao Faly! Sei pronto? Innanzitutto grazie mille per esserti reso disponibile. Ti porrò delle domande sottoforma di intervista. Naturalmente se c’è qualcosa che preferisci non specificare oppure se non volessi rispondere a qualche domanda, non c’è alcun problema. 

La prima domanda che vorrei farti riguarda le tue origini. Quanto ci siamo incontrati la prima volta e ti ho chiesto delle tue origini mi hai detto di essere un “piatto speziato”.. penso che tu intenda che sei un mix di etnie diverse..

Faly: Mia madre è italiana e mio padre è senegalese.

Alice: Quante lingue conosci?

Faly: Parlo l’italiano, il francese e comprendo il Wolof, tipica lingua del Senegal, ma non so parlarlo. 

Alice: Quali lingue vengono parlate in casa tua? C’è n’è una che prevale?

Faly: In casa mia si parla principalmente italiano, solo occasionalmente utilizziamo le altre due lingue. 

Alice: Sei mai stato in Senegal?

Faly: Si, la prima volta ci sono stato quando avevo 7 mesi, poi ci sono tornato in modo costante ogni uno o due anni, tranne naturalmente nel periodo della pandemia.

Alice: Come ti sei trovato? Hai sentito un senso di appartenenza o ti è parso dei essere un comune turista in un luogo a te lontano?

Faly: Ho un forte senso di appartenenza al mio paese, sono molto legato alla cultura, alle persone e alle tradizioni e mi piace molto stare in Senegal. Spesso mi manca la mia famiglia e sono molto felice quando posso tornare lì e ricongiungermi con loro.

Alice: Qual’è il lato della cultura senegalese al quale sei più legato?

Faly: Il ritmo della musica e assolutamente il cibo. Prevalentemente si mangia pollo, pesce, riso, varie salse e patate. Il piatto che preferisco è il Mafè, composto appunto degli ingredienti che ho elencato prima. E poi amo il modo in cui si mangia: si usano grandi piatti dove le pietanze sono disposte in modo circolare, ci si siede attorno a questo e si mangia tutti insieme, scegliendo quello che si preferisce. 

Alice: Hai ereditato delle tradizioni senegalesi? O prevalgono quelle italiane nella tua quotidianità?

Faly: Nella mia vita prevale la cultura nera ed è quella che sento più affine a me e più determinante nella mia personalità.

Alice: Che religione professi, se sei credente? 

Faly: Sono musulmano.

Alice: Dove sei nato?

Faly: In Italia, a Bergamo

Alice Zanchi

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