Inflazione e rincaro del prezzo del latte

È oramai nota qual è la situazione lattiero-casearia in questo periodo, da qualche tempo a questa parte è sottoposta ad una grande inflazione che sta crescendo a livelli esorbitanti; l’aumento dei prezzi nasce dal costo dell’alimentazione animale, che ha determinato un incremento di quasi il 50% del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori, al packaging, ricadendo poi sulla produzione di latticini. L’incremento si è poi riversato nel prezzo al dettaglio del consumatore.
A partire da questa primavera il prezzo del latte al consumatore è aumentato a 1,75/1,80€, ma potrebbe alzarsi ancora.

Le cause di questo innalzamento dei prezzi, come abbiamo visto, sono svariate, ma alla base c’è l’aumento dei prezzi dell’energia (gas ed elettricità) cominciato con lo scoppio del conflitto in Ucraina. Ciò ha determinato non solo l’aumento del prezzo della trasformazione del latte, ma anche dell’acquisto di imballaggi, dei trasporti e di tutto ciò che è necessario per una azienda lattiero casearia.
Ma la questione non si ferma qui, con il solo aumento dei prezzi al consumatore. Quest’ultimo, infatti, non permette all’azienda di riuscire a coprire i prezzi per l’acquisto di materiali per il packaging, la carta è aumentata del 13%, la plastica del 27%, i detergenti del 23%, gli ingredienti (per lo yogurt ecc.) del 27%, l’energia, come abbiamo sottolineato, è passata da 5 €/MWh l’anno scorso a 240 €/MWh attuali.

Di questo passo il latte arriverà a 2€ portando quindi il consumatore a comprarne meno, grandi aziende come Granarolo e Galbani, colossi del settore in Italia, si sono espressi chiedendo al governo:

  • Per un periodo indefinito togliere l’IVA (4%);
  • Contare sul tetto del prezzo dell’elettricità, prodotta non con il gas (180 €/MWh)
  • Moratoria dei mutui per gli allevatori che soffrono per la siccità;
  • Attraverso il PNRR produrre biogas, così da spingere i produttori verso una direzione più ecologica.

In ogni caso se il prezzo del latte dovesse arrivare a 2€/l per il consumatore, i produttori non vedrebbero comunque un guadagno essendo l’incremento dovuto a speculazioni, gas, energia ecc…
Gli allevatori avrebbero comunque lo stesso incasso, creando così un disagio alle aziende lattiere, oramai al collasso.

È particolarmente grave la situazione della mozzarella di bufala DOP in Italia, questa filiera sta subendo un caro prezzi maggiore rispetto a quello della filiera del latte vaccino, in situazioni di crisi il consumatore tende a diminuire l’acquisto di formaggi di classe regina; tra settembre e ottobre è stato registrato un calo del 5% sull’acquisto di mozzarella di bufala.
Gli aumenti del latte di bufala sono nell’ordine di 15-20 centesimi superando anche i due euro al litro, gli allevatori si trovano costretti a ridurre, per quanto un prodotto DOP lo permetta, la qualità degli alimenti per le bufale, qualità che verrà quindi persa nel prodotto finale.

Nel momento in cui il prezzo di gas, energia e risorse dovesse scendere anche il prezzo al dettaglio diminuirebbe ma in un periodo di tempo maggiore rispetto a quello con cui è salito. Come insegnano le principali teorie economiche e l’esperienza della storia, la deflazione è sempre più lenta rispetto all’inflazione a causa delle speculazioni.
Gli scenari possibili che fronteggeremo sono la chiusura definitiva delle aziende o una diminuzione della qualità del prodotto finale, una condizione dettata dalle società per tamponare i prezzi troppo alti ma che pagheremo tutti come consumatori e come lavoratori.

Alessia Colleoni

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